In risposta ad un commento

Che Yoani Sanchez venga pagata (probabilmente, forse, può essere, non si sa..) dalla Cia o da qualunque altra associazione anticastrista americana e non, a me, francamente, non interessa! Il fatto che io abbia pubblicato un breve articolo su questa persona, non vuol dire che io sia dalla sua parte, né che sia una fans sfegatata di questa blogger e del suo agire. Ne ho parlato semplicemente perché è una donna; e qualunque sia la sua posizione in merito al governo di Fidel Castro o in merito ai rapporti con gli Stati Uniti, per me resta sempre una donna audace, sia nell’uno che nell’altro senso. Io qui non sto a giudicare se sia sbagliato o meno quello che fa, non sono io che la devo redarguire, sarà la storia e saranno i suoi stessi connazionali, che comunque in questo momento, non possiamo negarlo, vivono una fase di “transizione” rispetto al resto dell’America latina, che è storica. Ancor più se si pensa, che forse Cuba è uno degli ultimi paesi, magari l’unico, a mantenere un modello socialista. Da questo punto di vista forse mi potrebbe interessare capire, se ciò che dice Yoani Sanchez sia verità o menzogna. Ma per farlo dovrei trasferirmi per qualche tempo sull’isola caraibica e toccare con mano la realtà locale, e non certo da turista. Solo parlando con la gente, percorrendo le strade di Cuba credo che si possano conoscere le verità del popolo. Qualcuno lo ha fatto ed io non sono certo la più titolata ad occuparmi di questioni politiche internazionali. Ma tant’è ! Di certo so una cosa; che qualunque modello inventato dall’uomo è fallace. Mi spiego meglio. Il modello socialista è sicuramente quello che maggiormente promuove la perequazione sociale, tentando un’adeguata distribuzione della ricchezza e garantendo i servizi sociali minimi, specie istruzione e sanità. In questo Cuba non si discosta.

Il professore Pasquale Amato, docente di storia contemporanea presso l’Università di Messina, ha sottolineato in un recente saggio come il 100% della popolazione cubana in età scolare frequenti la scuola, e che le politiche del governo castrista tentano di tamponare la crisi con delle strategie tali, che non danneggino la pubblica istruzione, né per gli studenti né per gli insegnanti. Da insegnante ovviamente questo mi ha colpito, dato che l’Italia si dice “civilizzata”, ma ad oggi appare “descolarizzata” e con un trend di crescita della disoccupazione nel pubblico impiego, che è tragico. La scuola è la parte maggiormente colpita del nostro Paese; la cultura e la libertà di pensiero ne subiscono le conseguenze. E’ evidentissima l’operazione ideologica condotta da questo governo. Ma non è il primo e se non li fermiamo, non sarà l’ultimo.

Detto questo, e tornando al discorso su Cuba, un dato o tanti dati positivi non significano che vada tutto bene in quell’isola, definita la regina del Caribe! Se si evidenzia il fatto che a Cuba esiste un solo giornale, anche questo mi fa pensare. Un vero pluralismo democratico contempla più voci ! Questo dunque è un aspetto sul quale si potrebbe discutere in fatto di libertà a Cuba. Mentre, un reggente che sta al potere da oltre cunquant’anni e che comunque è un dittatore perché il potere è concentrato nelle sue mani e nell’unico partito esistente, non mi sembra un elemento del quale non tenere conto. Allora dov’è il problema ? Io non sono né contraria a Castro né a Yoani Sanchez e viceversa; penso semplicemente che bisogna ascoltare tutte le “campane”. Avere una passione, non significa schierarsi per forza o dover essere una persona integralista a tutti i costi. Diverso è il discorso per l’Italia.

Certo che mi sono accorta di vivere in una pseudo democrazia, certo che so di vivere in una dittatura entro i limiti costituzionali, e sono anche certa che sta divampando il nazionalismo a tutte le latitudini. Compresa l’Europa. Guardo a quello che sta accadendo in Francia e al “pugno di ferro” utilizzato da Sarkozy, tra i più intimi di casa nostra. E guardo alla Grecia, e alla Spagna e alla Germania. Qui il problema non è più il colore politico, ma è una sopraffazione dei diritti a tutti i livelli. Certo che comprendo la gravità di un’Italia che subisce pressioni governative dal presidente del Consiglio in carica, perché si divulghi o non si divulghi una notizia. E questo per la stampa e la televisione nazionale; così come la stampa locale è pressata da altre autorità. Ma non mi sembra che non se ne parli, o che le cose non escano fuori … anzi tutt’altro.

Credo che a questo punto, quello che ci tocca fare sia un vero e proprio strappo con la situazione attuale. Berlusconi e compagnia cantante, ce li abbiamo mandati noi al potere, ingollando le sue fandonie e facendoci rabbonire dalle sue affabulazioni e dalla sua faccia di gomma e dalle sue doti di eccelso comunicatore. Ergo ? O abbattiamo il sistema con una reazione violenta che provenga dal basso della società, visto che le classi dirigenti di sinistra non ne sono capaci o non hanno interesse a farlo, visto che i sindacati fanno acqua da tutte le parti, oppure se tutto il vecchio carrozzone si dovesse riproporre alle prossime elezioni nazionali (e anche amministrative in qualche caso) possiamo decidere di mandarli a casa definitivamente con un voto plebiscitario che dica “No Berlusconi”! Ma, mi chiedo: gli italiani (o pseudo tali) ne saranno capaci? E se anche dovessimo mettere fine all’era Berlusconi, quale sarebbe l’alternativa ? Siamo sicuri che gli altri, quelli dall’altra parte siano in grado di fare il bene del paese, senza mangiarsi anche le briciole che sono rimaste ?

Che cosa posso fare io invece ? Io credo che l’unica cosa, è fare il proprio mestiere; nel mio caso “divulgare cultura”, perché è questa la prima arma contro l’ignoranza, contro gli schemi mentali, contro gli inganni politici, e se permettete anche contro la ‘ndrangheta. Che poi io divulghi cultura scrivendo o insegnando non importa, l’importante è che in un modo o in un altro riesca a portare a compimento questa missione. Che in fondo appartiene a tutti noi.

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Un pensiero su “In risposta ad un commento

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