Appuntamenti fuori porta

Dopo la positiva esperienza di Sanremo Doc  tornano i Trenincorsa.

Oggi 29 dicembre sono a Luino (VA), a Palazzo Verbania (dalle ore 21.00), per una performance live preceduta da un incontro con fans, operatori del settore e
pubblico.

Attivi da quasi dieci anni, i Trenincorsa hanno alle spalle un minicd e tre cd/album, l’ultimo dei quali intitolato “Verso casa” e uscito nella primavera 2010 per Toast 
Records
, da sempre loro label.

www.myspace.com/toastirecords – www.toastit.com
www.myspace.com/trenincorsa

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Kalafro Sound/resistenza terrona

Aria di rinnovamento e voglia di riscatto. Domande dirette e risposte chiare. Amore per la propria terra e desiderio di mostrare il vero volto della Calabria. Giovani che si appassionano all’identità meridionale, che non rifiutano il sacrificio sia di andare sia di restare, che non si vergognano di essere “terroni”. Giovani che denunciano, che non si arrendono, classe generazionale di piccoli fenomeni, eroi della lotta quotidiana contro i poteri forti. Il cuore alla Calabria, la mente alla verità e la musica per dare voce alla dignità. Con questi ingredienti, i Kalafro, collettivo musicale reggino (www.kalafro.it), cinque elementi stabili e altri che vanno e vengono, presentano il loro ultimo cd – “Resistenza sonora” – una fatica che ha visto il sostegno di associazioni come DaSud, LiberaReggio e Scena Nuda, diretta da Teresa Timpano. L’arte dunque, il faro della civiltà; una rivolta sincera che passa per i toni della musica contemporanea, attraverso testi che muovono accuse, e dentro i quali i personaggi della nostra politica, dal locale al globale, appaiono come grottesche esistenze a capo di un sistema sempre più comprimente. Il concerto si è svolto al ristorante “L’Accademia” di Lazzaro (Reggio Calabria), luogo simbolo della non resa, locale che ha detto “no al pizzo”. Sfuggire al meccanismo del racket, è ancora oggi un atto di coraggio e chi lo fa paga un prezzo alto in termini lavorativi. Eppure la criminalità organizzata, sempre più invischiata in maneggi internazionali, non molla le sue attività tradizionali trascinando in questo inferno molte piccole realtà reggine.

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Un calabrese sulla scena

 

Aroldo Tieri è un uomo piccolo. Magro, segaligno e scavato nel volto, la sua fibra interiore è tutta la sostanza che si ritrova. In scena e nella vita, è un meridionale riservato, un fascino quasi ombroso che deve tutto alla sua calabresità. Con quel mutismo che appartiene più ai pastori arroccati nelle pieghe dell’Aspromonte, Aroldo Tieri ha attraversato un secolo di teatro, cinema e televisione, mischiando affetti e personaggi, e resistendo appena al confine pericoloso che c’è tra attore e uomo, ma pure sapendo nascere mille altre volte.

Moriva quattro anni fa, durante le feste natalizie.

Una carriera folgorante vissuta accanto alla moglie/attrice Giuliana Lojodice; un personaggio che ha saputo lavorare con discrezione accanto al principe della risata assorbendone l’umanità prima ancora che la verve comica, un uomo dalle invidiabili risorse e per il quale l’esperienza cinematografica ha rappresentato solo “una scuola”, senza mai avvilupparlo nei suoi eccessi hollywoodiani, né in quelli della dolce vita. Centotrenta ciak in pieno stile italiano, non hanno messo radici nel calabrese risoluto che viveva in lui, in un Tieri nato dal teatro e per il teatro. Un destino già segnato dal cognome. Figlio di quel Vincenzo Tieri, che da Corigliano Calabro raggiunge la capitale per affermarsi poi come giornalista, critico e autore di piéce teatrali. “Taide”, dove per la prima volta facevano capolino le nudità di Paola Borboni, fu una di quelle che Aroldo interpretò, mantenendo fervido per tutta l’esistenza il ricordo del padre: «Mio padre – ha spiegato nell’intervista concessa ad Antonio Panzarella – è stato un alto punto di riferimento nella mia vita di uomo e di attore. Ogni giorno lo cerco e lo incontro nella memoria». Quando fa queste affermazioni Aroldo Tieri ha settantuno anni, ma è un attore lucido e raffinato, uno di quelli che ha cesellato il suo mestiere partendo da se stesso e rovistando nei meandri del suo carattere, preferendo ambientare gli aspetti più inquieti dell’animo umano, persino quelle trame perverse che sempre più spesso si insinuano nell’uomo comune. Dal disadatto al nevrotico alla macchietta, Tieri ha assaporato il mestiere di attore, come un prescelto, un mistico dell’azione teatrale. Impegno, ragione, costruzione, collaborazione, sottigliezza stilistica, umiltà, professionalità, fede, sono gli ingredienti di un uomo, che possiamo definire “attore per tutte le stagioni”.

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Battiti calabresi, sound popolare

La politica della Provincia di Reggio Calabria guarda con attenzione le tradizioni calabresi. E lo fa in un’ottica moderna, non solo a parole, ma con una partecipazione attiva, che contempla persino una co – produzione musicale. “Battente italiana” è l’ultima avventura. Da una parte la professionalità e il talento del musicista originario di Gioiosa Jonica Francesco Loccisano, dall’altra l’impegno dell’assessore provinciale alle Politiche Giovanili Attilio Tucci, che affida un ruolo chiave alla Regione, nella promozione del territorio e nella possibilità di crescita turistica.

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Appunti di viaggio/2

La Calabria è una terra bellissima, con un panorama talmente vergine, da sembrare inverosimile. Eppure per quanto è splendida, per quanto rievochi miti, altrettanto è una terra aspra e dura. Finché hai un entusiasmo, uno stimolo che ti sprona ad andare avanti, cerchi di restare arroccata a queste immagini di paradiso dalle sfumature mediterranee: il sogno della Magna Grecia sembra essersi fermato nel tempo. Ma quel tempo non c’è più. E quando scopri che tutto è caduco, che i tuoi sforzi sono vani, decidi di smetterla con le illusioni. Ecco perché tanto tempo senza scrivere. Questo tempo e questa terra ti sfiancano. Non la Calabria in sé, che come lido mantiene il suo fascino, appunto immutato, ma la sua anima, la complessità della sua gente ti spossa: un genere che sembra non conoscere il senso civile. Non voglio dire che tutti i calabresi contribuiscano alla realtà di miseria della Calabria, voglio solo dire che non hanno voglia di cambiare, di ribellarsi ad una cultura sotterranea fatta di compromessi, di facciate imbiancate e di chiusura. E questo vale anche per la brava gente, che è davvero tanta in Calabria.

Io non ho avuto voglia di prendere in mano una penna, perché il paesaggio desolato che ho davanti mi deprime e mi lascia disarmata. Ho perso la fiducia, in tutto e in tutti, perciò ho deciso di intraprendere un viaggio, quanto lungo non lo so. Voglio scoprire quanta radice ci sia in me e cosa ci sia oltre quell’orizzonte. Prima Bologna, maestosa, romantica, pregna di cultura, poi Ferrara, che sembra nascondere delitti oscuri nelle sue nebbie, adesso Bergamo dove mi aspetta un pezzo di famiglia già emigrata e domani Milano, dove forse sarà la mia famiglia. Mete che mi sono prefissata, un po’ per fuggire, un po’ per ritrovare la strada.

Lo scrittore, il giornalista, chi vive di scrittura ha bisogno di osservare, e a tratti anche di pensare. Io ho pensato, ora ho bisogno di osservare. Non so se mi ritornerà quella voglia infinita di scrivere. Fiumi di inchiostro che sembrano non appartenermi più, perché anche la mia scrittura sente di dover virare, aspettare un altro vento, ingranare quella marcia che ora le manca.

Buone cene a tutti; senza proclami e senza auguri particolari: solo che qualcosa cambi. Tutto qui. Ironia a parte.