Kalafro Sound/resistenza terrona

Aria di rinnovamento e voglia di riscatto. Domande dirette e risposte chiare. Amore per la propria terra e desiderio di mostrare il vero volto della Calabria. Giovani che si appassionano all’identità meridionale, che non rifiutano il sacrificio sia di andare sia di restare, che non si vergognano di essere “terroni”. Giovani che denunciano, che non si arrendono, classe generazionale di piccoli fenomeni, eroi della lotta quotidiana contro i poteri forti. Il cuore alla Calabria, la mente alla verità e la musica per dare voce alla dignità. Con questi ingredienti, i Kalafro, collettivo musicale reggino (www.kalafro.it), cinque elementi stabili e altri che vanno e vengono, presentano il loro ultimo cd – “Resistenza sonora” – una fatica che ha visto il sostegno di associazioni come DaSud, LiberaReggio e Scena Nuda, diretta da Teresa Timpano. L’arte dunque, il faro della civiltà; una rivolta sincera che passa per i toni della musica contemporanea, attraverso testi che muovono accuse, e dentro i quali i personaggi della nostra politica, dal locale al globale, appaiono come grottesche esistenze a capo di un sistema sempre più comprimente. Il concerto si è svolto al ristorante “L’Accademia” di Lazzaro (Reggio Calabria), luogo simbolo della non resa, locale che ha detto “no al pizzo”. Sfuggire al meccanismo del racket, è ancora oggi un atto di coraggio e chi lo fa paga un prezzo alto in termini lavorativi. Eppure la criminalità organizzata, sempre più invischiata in maneggi internazionali, non molla le sue attività tradizionali trascinando in questo inferno molte piccole realtà reggine.

I Kalafro nascono all’inzio degli anni duemila, e subito trovano un riscontro nel pubblico giovane, stanco della solita musica; suonano persino  al Rototom Sunsplash, il festival reggae più importante d’Europa. Lo stile dei Kalafro, infatti, affonda le radici nei suoni ipnotici del reggae e nel martellamento del rap; musica metropolitana che trova appoggio nel folk tradizionale. «Il nostro impegno contempla i temi sociali – spiega Francesco Creazzo, uno dei componenti – molti di noi, infatti, provengono da esperienze di militanza. Con “Resistenza sonora” lanciamo ancora un altro grido contro la ‘ndrangheta, utilizzando una modalità espressiva: la musica. Sin dall’inizio siamo stati legati al rap/reggae, ma adesso sentiamo il bisogno di ricerca sulla Calabria; un folk che parla di briganti come esuli della giustizia sociale, eroi scambiati per delinquenti. Questo non significa che siamo contro l’unità d’Italia, ma nessuno può negare che dopo quella fase, il Sud, da terza potenza sia divenuto un peso morto e un’area di sottosviluppo».

In “Resistenza sonora”, venti tracce ispirate ai fatti calabresi dell’ultimo anno, si respira l’attualità della questione meridionale, cominciata cento cinquant’anni fa e mai sopita. Niente retorica, ma solo il racconto crudo di una tensione che non accenna a calare, e insieme il desiderio di promuovere il territorio calabrese. Tra i pezzi non possono passare inosservati, “Da Sud”, “Terroni”, “No al Ponte”, “Briganti”, Non vi voto”. Il disco, in vendita dal 13 gennaio, è accompagnato da un video di Francesco Attardi per Argot Air Film. “Resistenza sonora” è una prova, che utilizza la musica come ultima frontiera, che resiste a tutto, anche alla piaga della mafia, perciò i Kalafro, non fanno sconti, nemmeno ai mass media, nemmeno per le manifestazioni pacifiche e le fiaccolate. Un messaggio affilato, che parla di ribellione sociale e la musica, unica salvezza, fa da traino.

 

 

 

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