Gourmet da mille e una notte!

ImagePronti partenza… via!! L’estate è in fermento, il solleone comincia a bruciare davvero e finalmente le serate diventano languide. La luna piena, le stelle, la sabbia ancora calda e una piscina. E poi, per rendere tutto più piacevole e indimenticabile, un buon piatto sperimentale. Dietro le quinte, una grande passione, la voglia di stupire e il genio gastronomico di chi si è arreso al fascino della cucina, prima ancora che a quello della propria donna.

Si chiama “Starchef” 2013 il contest gastronomico nazionale, che all’interno dell’usuale kermesse sulla legalità reggina, “Tabularasa”, si contenderà tre fra i nostri migliori chef. Andrea Golino, Igles Corelli, Marcello Valentino, questi gli intrattenitori dell’11, 22 e 28 luglio presso il Regent Hotel di Reggio Calabria.

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Donna più che mai

 Nella religione della Grecia classica, la kàtharsis consisteva nel rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l’anima da ogni contaminazione. In estetica, la catarsi è la purificazione dalle passioni umane, comprese e superate attraverso l’arte. Infine, in psicanalisi, la catarsi è il processo di liberazione da esperienze traumatizzanti o da situazioni conflittuali, ottenuto col farli riaffiorare alla coscienza dell’individuo o col farli rivivere sul piano razionale ed emotivo, rimuovendo dal subconscio gli eventi responsabili di quelle esperienze o situazioni conflittuali. Da questo punto di vista, o da un punto di vista più cristiano/filosofico, possiamo anche parlare di “redenzione”. La catarsi dunque, è una rigenerazione che tocca il corpo e le intime fibre del nostro essere, facendoci sbocciare a nuova vita, scoprendo orizzonti a noi sconosciuti e disponendo la mente e lo spirito a prospettive mai immaginate. Probabilmente, la catarsi, dispone il nostro essere agli altri, la sensibilità della persona redenta o purificata, diventa tale che “l’altro”, non lo si avverte più come un estraneo, ma come l’altra metà di noi stessi, un’altra sfaccettatura del sé a cui avvicinarsi per sentirsi completi. Eppure, l’autrice del testo in questione, Catarsi appunto, ha un sottotitolo esplicito “Donna più di prima”, perché la catarsi vissuta dall’autrice, si è trasformata in una poesia che le ha permesso di rifiorire “a se stessa”. La riflessione ultima di Mirella Michienzi, è rivolta a sé stessa, alla necessità di volersi bene prima di offrirsi agli altri: una sorta di acquisizione di autostima, di amore prolifico per il proprio modo di essere, più che di apparire, e che può lasciare qualcosa agli altri, solo quando questo “amore pulito”, viene messo in circolo a partire da noi stessi.

Donna più di prima, ovvero catarsi, è la voce di un’anima per troppo tempo chiusa dentro un involucro. Un involucro trasparente, che permetteva di vedere, ma non di toccare, ecco finalmente che l’autrice, dopo tanti fogli strappati e appallottolati, dopo tante prove finite nel caminetto, si accinge a lasciarsi andare, senza quei freni inibitori imposti dalla cultura degli uomini, ma con la sola voglia di fare il punto, come donna prima di tutto. E Mirella Michienzi, esce fuori dal bozzolo, riconoscendosi farfalla, come lo splendido ologramma riportato in copertina, che tanto dice della personalità dell’autrice. Una farfalla che si avvale di una scrittura lieve, eppure appassionata; niente è sforzato in questa narrativa limpida e intrisa di sognante lirismo, di poesia raccolta nel guscio dell’anima; i ricordi si accompagnano alla scrittura, come onde schiumose che accompagnano il moto del mare, come turgida brina che accompagna il levare del sole nelle primavere autunnali. E’ un fiorire di immagini, mentre la memoria cavalca disinvolta la pagina per intrecciarsi con una realtà consapevole, che è un traguardo forse e una riva, a cui l’autrice si aggrappa con forza, mite, ma non fragile, la farfalla trova il suo nido nella natura ora rinnovata, nel suo essere “donna più di prima”.

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