Lirismo e sound mediterraneo alla prima del Roccella Jazz

Direttamente da Umbria Jazz, Danilo Rea e Flavio Boltro si alternano sul palcoscenico del Roccella Jazz. Con l’antica fortezza del castello Aragonese alle spalle e una platea elettrizzata, a Reggio Calabria si inaugura la kermesse 2011. Da trentuno anni sulla cresta dell’onda, la manifestazione dimostra ancora una volta di avere un’anima eclettica e internazionale. Il passaggio di scena, infatti, appartiene ad Al Di Meola.

Ma andiamo con ordine, perché la serata d’apertura segna un altro momento importante per “Opera”. Il nuovo di disco di Rea e Boltro, incarna la tradizione lirica italiana e la mette a confronto col migliore jazz. Rea, romano d’origine, infatti non è allettato dai canoni nord americani, quanto piuttosto dal melodramma italiano. Trovano così spazio, nell’esibizione del 12 agosto, Puccini e Bellini in particolare. Ma non è la prima volta che Rea ricorre ai maestri classici, già nel 2004 aveva pubblicato “Lirico” e nel 2010 aveva vinto il premio come miglior pianista dell’anno al Top Jazz, grazie al concorso indetto dalla rivista Musica Jazz, per la sua performance “A tribute to Fabrizio De André”. Questa volta satura l’atmosfera, grazie anche all’incredibile feeling col trombettista Flavio Boltro, con i vari “Barbiere di Siviglia”, Guglielmo Thell”, “Casta Diva”. Ed è un successo grandioso, che deve soprattutto alla tecnica, all’arrangiamento e all’innovazione che garantisce il jazz.

In seconda battuta Al Di Meola. Statunitense, ma di origini italiane, Al Di Meola vanta una lunga carriera iniziata nel 1976 con “Land of the Midnight Sound” e le numerose collaborazioni con i più grandi musicisti dell’ultimo secolo. Meola e il suo “furor jazzistico”, sono accompagnati da “New World Sinfony”. È la nuova formazione di Meola, una tra le migliori, come ha sostenuto lui stesso durante un’intervista: all’attivo Peo Alfonsi, guitar numero due, Fausto Beccalossi, accordion e Peter Kaszas drums.

Cento minuti di spettacolo e un triplo bis, il mito della chitarra non consoce segreti in fatto di acustica o di suoni elettrici, e tiene incollato il pubblico stretto sotto il palcoscenico. La qualità musicale è di altissimo livello, si fondono insieme perizia tecnica, unicità compositiva e modalità espressive disinvolte. Al Di Meola è in grado di imporsi con straordinaria noncuranza, come se la chitarra fosse una propria estensione e come se la scena gli appartenesse da sempre. Esploratore del genere jazz, e precursore, la sua musica è un’avanguardia continua che richiama a sé, la world music, il tango nuevo rubato a Piazzolla, il flamenco, le ascendenze brasiliane, la musica africana e medio orientale, e ovviamente il jazz alla Di Meola, che ama adagiarsi sulla cultura mediterranea.

 

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