A spasso fra i borghi calabresi

E’ un piccolo paese pre – aspromontano, ma racchiude, a partire dal nome che gli è stato imposto, tutta l’essenza della grecità. Quella grecità portata dai coloni, con tutta la nostalgia e la contaminazione che ne è derivata, una volta che la Magna Grecia è divenuta una realtà, forse superiore alla madrepatria.

Podargoni, piccolo borgo greco calabro distante 26 chilometri da Reggio Calabria, si estende “ai piedi del monte”, come suggerisce l’espressione greca racchiusa nel suo nome. Il Marrapà, e in parte sulla sponda sinistra del torrente Gallico. Solo una frazione, a cui la posizione geografica ha regalato il nome e anche uno splendido ecosistema naturale. Da pochi anni, il paese è stato dichiarato Borgo Medievale, per la sua importanza storica e ambientale; una piccola perla del Sud più nascosto, la cui riqualificazione passa anche da un’opera pubblica come l’arteria stradale Gallico – Gambarie. Per favorire la conoscenza di luoghi come Podargoni, ogni anno il DEAFest (www.deafest.org), Festival della Natura, della Cultura e delle tradizioni della Vallata del Gallico, decide di utilizzarli come location per l’arte, dalla musica etnica alla degustazione locale.

Il prossimo 16 agosto Podargoni sarà interessato dalla manifestazione “Labirinti: l’autenticità nell’arte di strada”, a cura dell’associazione culturale Nonsense (www.nonsense.biz).

A partire dalle 19, le vie del Borgo saranno invase dal “Mondo dei cantastorie”, un magico racconto di voci e volti di e con Nino Racco, in un misto di ricerca filologica e divertimento. Spazio anche alla mostra itinerante per le vie del Borgo Antico “Zoonalterata”, operazione che unisce la fisicità degli ambienti e le azioni creative sotto la direzione artistica di Angela Pellicanò – Techné e Francesco Scialò. Infine, dalle 21:30, nella piazza, un momento di enogastronomia a kilometro zero con prodotti della Vallata del Gallico, a cui farà seguito “La Mescla”: percorso di ri-apprendimento musicale sul campo, imparato direttamente dai musicisti incontrati suonando per strade, mercati, campagne. Slovenia, Bosnia- Erzegovina, Kosovo, Croazia, Ungheria, sono le periferie di partenza da cui prende voci il contagio musicale, dai Balcani al Mediterraneo.

Arriva così al DEAfest un gruppo che propone i suoni delle culture tradizionali del sud e del Mediterraneo, e la cui matrice consiste nella circolarità, la ripetizione, la dilatazione dei tempi in funzione della festa e della danza, la ricerca della spirale magica che avvolge insieme musicisti e danzatori. 

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