“Di Nuovo” in lotta: “Libere” a teatro

Andiamo tutte a teatro. E dico “tutte”. Anzi no, ma che dico forse è meglio che ci siano anche i “tutti”, perché le donne meritano di essere ascoltate dagli uomini. Allora il teatro è l’arena per fare incontrare i due generi, ma soprattutto per dire finalmente come stanno le cose.

L’iniziativa si deve a Cristina Comencini, che nella scorsa estate ha messo su un’associazione. All’inizio era solo una specie di salotto virtuale, le amiche che si sfogano, ma non dei soliti compagni che ti abbandonano, ma di quel malessere che ti provoca l’egoismo maschile trasformato in sistema planetario. Poi è nato il progetto, così “Di Nuovo” è un cenacolo che raccoglie donne di ogni area geografica, di ogni età, professione, estrazione sociale, cultura. Perché si parli di come vanno le cose nel nostro paese, che secondo la Comencini «non è un paese per donne». Quarant’anni di lotte, avrebbero dovuto fare la differenza, ma se anche ci sentiamo più colte ed esperte, probabilmente emancipate, rispetto alle nostre madri e alle nostre nonne, il raccolto di ciò che abbiamo seminato è ben poco se ancora l’Italia è un luogo per maschi.

“Libere” è il testo che ha scritto la Comencini. Una piéce teatrale in cui una giovane donna e una più matura (Lunetta Savino e Isabella Ragonese) discutono sulla questione. Un modo per riprendere coscienza di sé stesse e delle cose che ci stanno attorno. Il grido della Comencini non rimanda soltanto alla nostra realtà sociale, ai mancati riconoscimenti politici e dirigenziali, a quella “stanza dei bottoni” a cui tanto aneliamo, bensì a quella nascosta subalternità, a quell’accontentarsi a cui siamo abituate. «Vogliamo contare nella famiglia, negli affetti, nella politica, nella società». Rabbia, differenze, emozioni, delusioni, paure, consapevolezze, colpe, schemi e tradimenti, tutto questo fa parte della dimensione teatrale intessuta dalla Comencini e il teatro è una frontiera libera che garantisce il confronto, prima di tutto con sé stesse.

La speranza è che il testo sia replicato in tutte le città d’Italia, come una sorta di nuovo manifesto del femminismo post contemporaneo; un femminismo più complesso, più cosciente, più maturo e anche disilluso rispetto agli anni ’60. A Cosenza, allora un’altra splendida occasione di ascolto e dialogo. Il Teatro dell’Acquario si presta ad essere la location in cui “Libere” verrà interpretata da Anna Carabetta, la più anziana, e Maria Marino (originaria di Reggio Calabria), la più giovane. Due voci per la libertà delle donne, persino di quelle del Sud. Forse le più arrabbiate. Allestimento scenico e regia di Dora Ricca.

L’appuntamento è per domenica 9 gennaio alle 21. Al termine dell’atto unico, la discussione e la presentazione del documento “La nostra libertà”.

 

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