Ancora “Corrispondenze dal Sud”

 

In una recente manifestazione si è parlato di un “una nuova idea del Sud”. Forse si ha voglia di far capire agli altri, che l’identità del Meridione è cosa ben più seria dei secolari luoghi comuni che hanno accompagnato la nostra storia. Ma “l’altro Sud” non è l’icona di un’utopia, di un desiderio solo bramato; l’altro Sud esiste, ed erano appena gli anni Cinquanta, con ancora dietro l’angolo le macerie dei conflitti mondiali, quando Mario La Cava tratteggiava i confini nitidi e tenaci, di una realtà del Sud che esso stesso contribuiva a promuovere.

Corrispondenze  dal Sud Italia, di Mario La Cava, a cura di Gaetano Briguglio e pubblicato da Città del Sole (pagg. 123, euro 12), va letto con cura e attenzione disinvolta, perché ciò che ne viene fuori è un documento personale ma critico di ciò che è il Sud, il vero e l’unico Sud possibile. Mario La Cava è un intellettuale sensibile, che tuttavia ha scelto di vivere lontano dalle “passerelle” mondane; il suo attaccamento al paese natio della costa jonica della Calabria grecanica, lo spinge a tralasciare l’idea di spostarsi nel Nord Italia, pur essendosi formato tra Reggio Calabria, Roma, Siena. Ma l’amore per la propria terra è forse un cancro più terribile della nostalgia che potrebbe recare una fuga repentina dalla Calabria. Ed è così che di La Cava ci restano una miriade di articoli e lettere sparse nella più disparata stampa nazionale e locale, laddove tinteggiava con toni lusinghieri e veraci il ritratto di un Mezzogiorno sempre rigettato dal rigore nazionale, e che ancora oggi gli addebita le colpe di una crisi economica mondiale. La Cava non lesina le denunce dei mali maggiori del popolo meridionale, ma non autocensura nulla, nemmeno ciò che di buono e sano si rinviene  nell’antropologia della sua gente.

Fioccano così le riconoscenze verso quella classe intellettuale nascosta nelle biblioteche, nei musei, nelle soprintendenze, nelle scuole e nelle redazioni precarie della regione, senza far passare inosservate le antiche glorie storiche e artistiche. Non ha parole dolci invece, per le amministrazioni politiche, razza perversa alla quale, per onestà intellettuale non volle mai mischiarsi. Meglio parlare dai giornali, dai quali La Cava ebbe l’opportunità di intessere una discussione, che non divenne mai polemica, con Montale.

L’opera ci è pervenuta postuma in seguito alla dipartita di Briguglio lo scorso maggio, illuminato docente, profondo conoscitore del pensiero di Meister Eckart, già sindaco di Bivongi.

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