Boccioni, profeta della pittura moderna

Il 19 ottobre è l’anniversario della nascita (Reggio Calabria 1882) di Umberto Boccioni. Chi non ha contezza del suo genio ? La storia dell’arte universale lo ha consacrato come maestro indiscusso del futurismo, inziatore di un movimento d’avanguardia che ha lasciato il segno in tutta la pittura e la scultura post bellica. Nel mito della velocità, dell’energia, del pugno e dello schiaffo, ma soprattutto dell’intuizione sperimentale, Boccioni manifestò la visione evoluzionistica del mondo attuale. 

La promiscuità fra arte e vita per il Boccioni futurista, anticipa di gran lunga la genesi della pittura moderna. Passatismo, naturalismo, divisionismo, post impressionismo, cubismo, sono ormai il vecchio con cui Boccioni rifiuta di dialogare, in una seria e personale intraprendenza del concetto di “materia vivente”: la forma, la linea, sono solo l’involucro della materia incandescente che si sviluppa dentro i corpi; la luce, il contrasto, la simultaneità dei movimenti, la compenetrazione quasi liquida delle atmosfere e delle superfici materiche, il dinamismo della vita umana, sono la fonte sublime da cui Boccioni trae genialità. E si dispera nel cesellare queste convinzioni, di fronte ad un Marinetti che pian piano scade nell’arruolamento teorico al fascismo e un primo Balla, che benché maestro, resta impigliato nella fissità dei corpi. I voli pindarici di Umberto Boccioni, lo spingono oltre il confine esanime del folclore ottocentesco; l’universalità delle sue idee artistiche, lo portano ad essere censurato dallo stesso Marinetti, ma lo legano alla cosmicità del tempo e della forma, alla lunghezza del movimento come alla durata del tempo, secondo la filosofia bergsoniana.

Il movimento del corpo, può paragonarsi al flusso di coscienza privo della parcellizzazione dei minuti, dunque senza linee visibili, ma scorrimento indistinto dello spostamento in avanti, sia esso materia o ore in una dimensione intangibile. Un esempio manifesto in alcune fra le opere più note, Dinamismo di un footballer (1913, olio su tela, Museum of Modern Art, New York) e la fusione in bronzo del cosiddetto “camminatore”, ovvero Forme uniche della continuità dello spazio (1913, bronzo, Museo Civico di Arte contemporanea, Milano).

Quando nel 1914, due anni prima della morte prematura, Boccioni scrive Pittura e scultura futuriste (Dinamismo plastico) per Vallecchi, Marinetti gli preferisce le teorie del giovane architetto comasco Antonio Sant’Elia. Un evidente contrasto tra i due animatori più ragguardevoli del futurismo italiano, che comunque, e a ragione, incorona Umberto Boccioni, profeta dell’arte moderna, frutto di un rigore teorico e intellettuale.

Boccioni seppe anticipare la maturazione del futurismo stesso; le sue idee futuriste avranno una suggestione fortissima sulla creatività degli artisti di tutte le nazionalità. Francia, Spagna, Unione Sovietica, Svezia, Stati Uniti, Gran Bretagna e persino il Giappone, devono arrendersi di fronte alla visione, mai tentata prima, di Boccioni. Da quel momento, lo “stile del movimento” permea ogni cosa, l’esistenza stessa diventa espansione della forza magnetica e immaginifica dell’arte. Il movimento che annulla lo spazio, accorcia le divergenze in senso temporale/visivo, a cinetica immediata dell’umanità, sono la musa sperimentale di Boccioni, così come l’estetica del bello è la musa del D’Annunzio.

Boccioni aspirava a «dipingere il nuovo, il frutto del nostro tempo industriale»; e ciò ben prima dell’incontro con Filippo Tommaso Marinetti. Dipinti come Officine a Porta Romana, Mattino, Crepuscolo, forniscono spiegazioni sul precorrimento del futurismo pittorico. Saranno poi le prime e audaci idee marinettiane a bruciare le scorie di una patetica problematica sociale, che ancora aleggiava nei tentativi del Boccioni, sulla scia di Previati, Segantini e Pellizza da Volpedo, allineando il motivo con assunti celebrativi, modernistici e nazionalistici. La città che sale è il primo dipinto di Boccioni, che affronti un’autentica tematica futurista segnando il passaggio verso una vorace attualità.

Perché il futurismo ha lasciato tracce così profonde nella cultura del Novecento? Qual è stata la sua forza? Che tipo di rapporto ha avuto con le altre avanguardie storiche? E’ possibile ipotizzare che esso influenzi ancora le correnti contemporanee? La risposta è si. Il futurismo è l’avanguardia per eccellenza e soprattutto la pittura futurista di Boccioni, la sua tecnica disinvolta e perfezionata da un’insaziabile osservazione dei corpi in moto, il pensiero “sintetico” del tormentato artista calabrese, che considera addirittura verista la “riproduzione schematica o successiva della statica e del moto”, inglobano il futurismo come il movimento più attuale del panorama italiano.

Allora come oggi, i principi teorici del futurismo letterario e pittorico, interrompono la corrispondenza con gli antichi, con l’accademico in particolare, ragionando solo con la dimensione del nuovo e della modernità attratta dall’energia delle macchine, dalla velocità, dalle pulsioni distruttive della guerra, dal progresso industriale, dall’artificiosità della vita. Grazie a queste formidabili intuizioni di cui si fece portavoce Boccioni, molto più dello stesso Marinetti e di Giacomo Balla, l’Italia realizzava finalmente quello svecchiamento culturale di cui sempre fu tacciata, rispetto ad un panorama europeo vivo e solare. Ora la primogenitura culturale tornava nel nome degli italiani; il nostro Paese rubava finalmente la scena grazie al radicale mutamento operato dalle avanguardie, rivelandosi come il primo grande fenomeno artistico capace di coinvolgere il mondo in un processo culturale e sociale di globalizzazione “ante litteram”.

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