L’arte nascosta di Reggio

La “Carta archeologica” è un documento eccezionale che solo poche città, hanno avuto il tempo e la voglia di organizzare. Tra queste Modena, Cagliari, Firenze e Ravenna. In questo elenco manca, purtroppo, la capitale, ma si viene ad aggiungere Reggio Calabria, la più antica colonia greca meridionale, che a breve già alle stampe, avrà il suo Repertorio della Carta Archeologica della Città di Reggio Calabria. Curata dall’associazione degli Amici del Museo, l’opera è frutto del lavoro di Franco Arillotta, insieme all’ausilio di giovani volenterosi del reggino e  del messinese. Franco Arillotta, è uno degli storici più quotati di cui dispone la città dello Stretto, deputato della Storia Patria, oggi è anche docente della Storia di Reggio Calabria, presso l’Università Mediterranea, ma da anni svolge un’intensa attività informativa attraverso l’associazione Amici del Museo, che quest’anno ha dedicato la VII giornata mondiale all’ “Arte nascosta”. Dal fronte dei quotidiani e delle riviste più disparate, Franco Arillotta lancia moniti in ricordo della memoria reggina, che tra la Magna Grecia e l’Impero Romano, sembra aver conosciuto momenti di gloria e splendori senza eguali.

Sotto le odierne strade di Reggio Calabria si celano tesori incredibili, disposizioni architettoniche e artistiche di cui nemmeno immaginiamo l’importanza. Eppure, da reggini dovremmo conoscere il valore delle “pietre”, che quotidianamente calpestiamo nella solita passeggiata o nella traversata veloce verso il lavoro. Sotto i nostri piedi distratti, un mare magnum di storia, tessere di un mosaico che rimandano l’immagine di una Reggio ricchissima di attività commerciali, rapporti internazionali, palazzi, arte, templi e terme. Un tempo che ci onora e ci fa pensare, che forse potremmo riportare in auge quell’antico apogeo. Ciò che si rileva è un sordido silenzio però, e una grande assenza: la Soprintendenza archeologica della Calabria. In trent’anni di cambiamenti al vertice, l’equipe che normalmente è demandata ad aggiornare il mondo scientifico sull’andamento degli scavi e dei ritrovamenti, specie in un’area ricca archeologicamente come la Calabria, sembra invece inesistente. Archeologi e compagnia bella, dunque, dobbiamo dire apertamente, “non fanno il proprio dovere”. Perché ? Eppure nell’800 gli archeologi reggini/calabresi erano fra i più attivi, e in soli tre mesi erano in grado di recuperare, studiare, catalogare e pubblicare: oggi tutto questo è un’utopia. Franco Arillotta è uno di quegli appassionati che non lesina le denunce, ma il silenzio sembra regnare indisturbato; in fondo l’archeologia fa meno rumore della politica, e fa vendere anche meno giornali. Come dire “scurdamece ‘o passato”!

Alla Carta archeologica, invece, gli Amici del Museo, tenaci nel tenere alto l’interesse per la storia di questo territorio, che tanto ha dato all’Italia, ci lavorano dal 2004, col coordinamento di Franco Arillotta, tra i protagonisti anche della rivolta di Reggio nel 1970. Ma oltre questa iniziativa, nel sogno degli Amici del Museo, sezione reggina, c’è l’idea del Centro Civico. Un luogo preposto all’arte nascosta e a quella contemporanea. Non è cosa da poco per un Comune come Reggio Calabria, che in questa fase politica sta vivendo attimi di suspense, tra litigi e richieste di dimissioni. Però, sembra che per questa opera omnia, che già l’amministrazione Falcomatà aveva prospettato con l’acquisto della struttura del monastero delle Salesiane, il Comune abbia messo da parte una bella somma, deliberata a suo tempo. Forse a breve, Reggio potrà fregiarsi di un’altra perla, oltre al Museo della Magna Grecia e ai Bronzi di Riace, in fase di restauro.

La scoperta più sorprendente avvenuta in seguito alla compilazione della Carta archeologica è il mosaico di via Torrione, più o meno alle spalle del Teatro Comunale “Francesco Cilea”. Si tratta di un’opera grandiosa, di circa 36 metri quadrati di età tardo imperiale, rinvenuta a poco più di un metro di profondità, direttamente nel centro storico di Reggio. Un fatto entusiasmante, e che fa immaginare una diversa disposizione dei palazzi nell’antica Reghion. Se il mosaico è grande 36 mq, quanto importante era la sala e il palazzo che l’accoglievano ? Misteri, che solo uno studio accurato potrebbe riportare alla luce, se solo ci fosse l’attenzione dovuta e l’intenzione di fare pubblicazioni da divulgare alla cittadinanza, ignara della ricchezza di cui è dotata. E la scoperta più invitante ? Tante le cose invitanti, se si pensa che in città si sono individuati ben 205 siti archeologici. Il Repertorio archeologico di Arillotta, è stato costruito mettendo insieme i dati recuperati nei vari archivi pubblici del territorio, e spulciando oltre centocinquanta pubblicazioni. Secondo Arillotta comunque, la scoperta più avvincente è un pezzo di bastone (in marmo) ritrovato sotto l’attuale Prefettura (il Palazzo del Governo sito sotto Piazza Italia, anch’essa interessata dagli scavi). Si tratta di un serpente di Asclepio, il latino Esculapio, animatore della prima medicina. Si pensa che questo reperto sia parte di un tempio magno greco dedicato appunto ad Esculapio, e sul quale poi, in età imperiale, si costruì una terma romana grande sino all’ex hotel Miramare. Una considerazione rafforzata dal fatto, che Reggio Calabria, proprio in quel tratto mantiene attiva una falda di acqua sulfurea, dove evidentemente i reggini/romani ritempravano le membra, curandosi e rilassandosi. La mancata scoperta invece, restano le tombe magno greche. Nel recente passato sono venute alla luce le necropoli del III – IV secolo a. C., ma dove sono seppelliti i reggini greci e romani ? E quelli di età bizantina, normanna, angioina ? L’ipotesi di Arillotta è che non si sia scavato in profondità. Forse sotto i dieci metri si potrebbero fare delle ulteriori scoperte, in grado di restituire altra memoria perduta. Ulteriore nodo, le mura della prima Reggio. Dove sorgeva l’antico insediamento ? Ci siamo ritrovati mura del V – IV secolo a. C., (attualmente sul Lungomare Falcomatà, parte bassa), innalzate su terreno naturale e quindi costruite ex novo; e allora le mura precedenti dove sorgono ? Questi e altri dilemmi ci dicono che Reggio Calabria ha ancora molto da dire.

Sotto l’area di Palazzo San Giorgio, sede del Comune, che di per se è un gioiello architettonico, campeggia una lapide dedicata all’imperatore Costantino e una serie di sigilli bizantini (in tutto 51 bolli) di cui due appartenenti a vescovi reggini. Eppure di questo fatto non se ne parla dal lontano 1889. E cosa dire della lapide in ricordo della visita dell’imperatore Adriano, esposta nell’androne della Prefettura ? E della villa adrianea che ha conservato una scenografia in cui Reggio è ripresa vista dal mare ? E ancora la casa magno greca, le fornaci, il monastero bizantino, le necropoli ricchissime di oggetti personali e di culto di San Giorgio Extra, le mille cassette di materiale rinvenuto a Piazza Italia.

Da dieci anni la Piazza subisce gli scavi, e proprio recentemente si è scoperto un sepolcro dove i cadaveri già sepolti erano stati allontanati per deporre una mamma con bambino. Tutti fatti di cui la cittadinanza non ha contezza. «I reggini – ha tuonato Arillotta nella conferenza di presentazione della Carta Archeologica – hanno diritto di conoscere la loro storia; questo silenzio non è più tollerabile. Cresce la voglia di cultura e di conoscenza. Il mio sogno personale ? Il Museo mediatico all’aperto, con proiezioni notturne sul Corso Garibaldi, per far conoscere a tutti, anche ai profani dell’archeologia, com’era Reggio».

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