Un mistero tira l’altro

Tira una strana aria in questo pezzo di terra calabrese. Il mistero e la “magarìa” l’avvolge, raccogliendo attorno un alone di fatti antichi, di inquietudini che si perdono nel tempo. Arroccato sull’azzurro del mare, Pizzo Calabro, che un tempo era detto “Napitia”, lancia messaggi sinistri su una storia che ci appartiene, sia per modalità sia per carattere antropologico. E’ la Pasqua in bianco e nero di un lontano 1953; gli echi della guerra sono ancora vivi, e così i ricordi della miseria, della resistenza, delle vicissitudini, dei bagliori orrendi dei cannoni alleati in seguito all’operazione Baytown.

E’ tutto un thriller questo secondo romanzo di Saro Ingenuo. La suspense ha il sapore dolce, mentre fanno trattenere i sensi queste pagine dai caratteri incalzanti e dalla scrittura ricca. Senza insenature, senza tregua, Malapasqua del commediografo Saro Ingenuo, edito Iride gruppo Rubbettino (Soveria Mannelli, pagg. 252, euro 15,00), si snoda in modo lento, ma pieno. Il racconto tradotto in un dialetto pugnace e singolare, che rivela la conoscenza diretta della tradizione linguistica calabrese, assomiglia molto di più ad una pellicola cinematografica che ad una semplice storia d’inchiostro. Probabilmente la carica imposta da Saro Ingenuo, originario di Pizzo Calabro, risale alla sua esperienza di autore di commedie in italiano e in vernacolo.

La prestanza dei fatti richiama un intrigo dal sapore politico; un macchinoso intruglio di potere e malaffare, mazzette sottobanco e documenti falsi, di abusi che già contraddistinguono il neonato Stato italiano. I protagonisti assoluti di Malapasqua, sono il maresciallo Rossi e Mastru Lino. Un barbiere factotum quest’ultimo dall’intuito camaleontico, che mette a tacere piano piano, tutti i dubbi del maresciallo. Un primo omicidio sconvolge l’atmosfera serafica della Pasqua in stile meridionale, fatta di vattienti e mustazzole della festa, di processioni in maschera e di germogli consacrati al corpo di Cristo, rituali di un popolo che si mantengono vivi tutt’oggi dipingendo il volto di una terra quasi primitiva, devota sino all’esasperazione e amante dei rituali dalle radici pagane. Il finale è a sorpresa, e prende forma all’ombra di passioni nascoste; amore, arte, storia antica, magia nera e superstizioni, folklore e sentimenti subdoli, tanto forti da muovere la mano assassina con encomiabile ingegno, fino ad un epilogo “psicopatico”.

E’ un giallo pienamente riuscito questa seconda prova di Saro Ingenuo, che già si era distinto con L’ombra del lupo nel 2007, sempre edito Rubbettino, e alcune commedie satiriche. Malapasqua uscito nel luglio scorso, consacra Saro Ingenuo nel suo talento di regista puntiglioso e conoscitore attento della sua terra, così profonda eppure così reietta.

 

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