Sibari, mito o verità ?

Cielo e terra e civiltà e bestie ed etnie, si incontrano come discesi dall’Olimpo. Ma allo stesso tempo come se un mito malevolo perseguitasse questo lembo di terra: Sibari. Magna Grecia, ma anche Calabria, rude, aspra, oggi arretrata e ieri “giardino degli dei” e luogo d’incontro tra Oriente e Occidente. Luogo che solo il glorioso passato affranca. Eppure Sibari si continua a portare dietro la nomea di città oziosa, pingue, piena di vizi e dedita ai piaceri.

“Sibari. Storia mitica e miti storici” di Giovanni Sole (Rubbettino editore, euro 18,00), non narra solo la storia verosimile di Sibari, ma fa un’attenta disamina della storiografia antica, ovvero della metodologia adottata dagli storici del tempo, i quali, evidentemente diedero molto più adito all’oralità delle tradizioni o alla leggenda o al racconto sparso dei testimoni, che all’indagine verace delle fonti. Il loro, secondo Giovanni Sole, è un narrare i fatti in modo disinvolto, modelli che generano fantasmi e favole, e immaginarie proiezioni dell’antichità. La nomea che Sibari ha acquistato nei secoli e che continua a mantenere, è un esempio perfetto di come la verità storica possa essere manovrata, a seconda delle tesi sostenute dagli storici o anche solo a ragione di una lettura più piacevole.

Giovanni Sole è docente di storia delle tradizioni presso la facoltà di Lettere dell’Università della Calabria, e non è la prima volta che affronta tematiche di questo genere, mirando soprattutto ad interpretare il sistema antropologico, complesso di regole e logiche che attiene all’uomo antico e in particolare all’uomo magno greco, per il quale il divino sorveglia l’umano e lo redarguisce sul piano morale. Non che gli storici credessero realmente all’intervento delle divinità nelle vicende degli uomini, ma il timore del dio rinsaviva la morale umana. Giovanni Sole ha il merito di evidenziare gli aspetti positivi della comunità sibarita. La criminalizzazione era dovuta allo  “scadimento nel materialismo perché multietnica”, ma Sibari per quei tempi era un modello di città sovranazionale, capace di riformulare continuamente la sua identità di polis. Tolleranza, scambio, condivisione, integrazione, oltre razza e religione, trasformarono il confine della città in una linea in continuo movimento. Un fatto straordinario rispetto ai tempi correnti, che però non la solleva dai dissidi interiori e dal declino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...