Donna più che mai

 Nella religione della Grecia classica, la kàtharsis consisteva nel rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l’anima da ogni contaminazione. In estetica, la catarsi è la purificazione dalle passioni umane, comprese e superate attraverso l’arte. Infine, in psicanalisi, la catarsi è il processo di liberazione da esperienze traumatizzanti o da situazioni conflittuali, ottenuto col farli riaffiorare alla coscienza dell’individuo o col farli rivivere sul piano razionale ed emotivo, rimuovendo dal subconscio gli eventi responsabili di quelle esperienze o situazioni conflittuali. Da questo punto di vista, o da un punto di vista più cristiano/filosofico, possiamo anche parlare di “redenzione”. La catarsi dunque, è una rigenerazione che tocca il corpo e le intime fibre del nostro essere, facendoci sbocciare a nuova vita, scoprendo orizzonti a noi sconosciuti e disponendo la mente e lo spirito a prospettive mai immaginate. Probabilmente, la catarsi, dispone il nostro essere agli altri, la sensibilità della persona redenta o purificata, diventa tale che “l’altro”, non lo si avverte più come un estraneo, ma come l’altra metà di noi stessi, un’altra sfaccettatura del sé a cui avvicinarsi per sentirsi completi. Eppure, l’autrice del testo in questione, Catarsi appunto, ha un sottotitolo esplicito “Donna più di prima”, perché la catarsi vissuta dall’autrice, si è trasformata in una poesia che le ha permesso di rifiorire “a se stessa”. La riflessione ultima di Mirella Michienzi, è rivolta a sé stessa, alla necessità di volersi bene prima di offrirsi agli altri: una sorta di acquisizione di autostima, di amore prolifico per il proprio modo di essere, più che di apparire, e che può lasciare qualcosa agli altri, solo quando questo “amore pulito”, viene messo in circolo a partire da noi stessi.

Donna più di prima, ovvero catarsi, è la voce di un’anima per troppo tempo chiusa dentro un involucro. Un involucro trasparente, che permetteva di vedere, ma non di toccare, ecco finalmente che l’autrice, dopo tanti fogli strappati e appallottolati, dopo tante prove finite nel caminetto, si accinge a lasciarsi andare, senza quei freni inibitori imposti dalla cultura degli uomini, ma con la sola voglia di fare il punto, come donna prima di tutto. E Mirella Michienzi, esce fuori dal bozzolo, riconoscendosi farfalla, come lo splendido ologramma riportato in copertina, che tanto dice della personalità dell’autrice. Una farfalla che si avvale di una scrittura lieve, eppure appassionata; niente è sforzato in questa narrativa limpida e intrisa di sognante lirismo, di poesia raccolta nel guscio dell’anima; i ricordi si accompagnano alla scrittura, come onde schiumose che accompagnano il moto del mare, come turgida brina che accompagna il levare del sole nelle primavere autunnali. E’ un fiorire di immagini, mentre la memoria cavalca disinvolta la pagina per intrecciarsi con una realtà consapevole, che è un traguardo forse e una riva, a cui l’autrice si aggrappa con forza, mite, ma non fragile, la farfalla trova il suo nido nella natura ora rinnovata, nel suo essere “donna più di prima”.

L’opera narrativa, prende le mosse dalla malattia; più volte accusata dall’autrice, più volte esorcizzata, la malattia ricompare nella sua vita. E’ bene chiamarla col suo nome proprio: cancro. O tumore, se preferite. Il cancro è un animale vorace, una bestia che ruggisce dentro, e per alcuni, non si ammalano solo le membra, ma tutto lo spirito si ammorba. Quando poi il cancro colpisce una parte intima, quella parte che più di tutto manifesta la tua femminilità, allora è una tragedia senza fine. Ma l’autrice, ha superato la prova; dopo un’esistenza spesa a dispensare “insegnamenti”, lei che è una pedagogista, una docente alla maniera antica, è costretta ad imparare un’altra lezione dalla vita: levarsi la maschera del formalismo, dei pudori, della vergogna, dei tabù.

Catarsi è una lettura, che solo apparentemente appare leggera, niente è scritto a caso, ma tutto ha un peso e un risvolto nascosto, tutta la scrittura viscerale dell’autrice si compendia in riflessioni: in terza e in prima persona; coinvolgendo il lettore in una sorta di autoesame, di richiamo alle sue intime posizioni, di fronte all’essere e all’apparire. Il libro ci accompagna in una discesa catartica, appunto, e chi legge sente il bisogno immediato di ricominciare daccapo la lettura, di immergersi ancora in una narrativa, che a tratti, assomiglia ad una preghiera, un diario intimo a metà fra passato, presente e futuro.

La narrativa di Mirella Michienzi ha un’urgenza, quella di essere interiorizzata, percepita, assorbita e per ultimo amata. L’epidermica espansione dei sensi ne fa un libro ricco di umanità e spiritualità: la malattia, la sofferenza, la “solitudine metropolitana” dell’autrice nei pomeriggi assolati, lontani dalla sua terra,  diventano “il volo pindarico” per uscire dalla gabbia dei formalismi.

La sua terra! La sua Calabria! Mirella Michienzi è una calabrese emigrata in Toscana, una delle tante che per amore di indipendenza, per quell’idea di emancipazione al femminile, si sposta dalla sua bella e rude Calabria per incontrare la dolcezza della mite Toscana; passa dall’insegnamento nelle super classi numerose di campagna, fra uliveti e gelsomini, alle classi di Firenze e Prato, non trovando alcuna differenza fra i poveri ragazzi calabresi e i più fortunati ragazzi del Nord, se non riconoscimenti e un affetto indistinto che unisce tutti i ragazzi di questo nostro Paese, a discapito di chi ci vuole disuniti e gli uni contro gli altri.

Nell’ultimo capitolo, come uno spazio lasciato aperto, una giovanissima amica e collega dell’autrice così dice di lei: «Spirito libero con idee d’avanguardia, mette in luce l’esigenza affinché venga introdotta nella scuola una seria educazione sessuale ed una seria informazione sui pericoli delle droghe – sia per gli alunni che per gli insegnanti – da parte di personale esclusivamente specializzato e non improvvisato, seguendo all’italiana “la cultura del fai da te”». Da ciò si evince la serietà di un docente e la saggezza critica di una donna che ha attraversato la vita, mettendo ad ogni arrivo, un segno di riconoscimento per alimentare la sua voglia di vivere e soprattutto per dare il meglio ad una società invasa da carenze sentimentali, da fallimenti interiori, da assenze familiari e da mancanze professionali.

E’ una scrittura riflessiva, quella dell’autrice; una scrittura femminile e dai contenuti orgogliosamente femministi. Nel testo, non c’è l’intenzione di aprire una polemica, ma i punti di vista sgorgano intensi, immediati e imponenti, frutto di una vita vissuta facendo tesoro delle esperienze, e dove il male personale diventa il male universale.

Il libro è scritto su due piani: il reale e la rievocazione; il sogno e l’intimità; la magia dei desideri reconditi e il divenire di scelte di vita; la vocazione e il bisogno di adattamento; la scrittrice e il lettore; la storia e la mitologia; l’analisi antropologica e quella sociologica; l’anima e la felicità; il sorriso e il pianto; la sofferenza e la purificazione!

I ricordi, come abbiamo già sottolineato in precedenza, hanno un ruolo decisivo in questo scritto; sono la forza, che spinge la mano ad arare il suo campo, sono lo strumento principale della purificazione a cui va incontro l’autrice, sono la lettera d’amore, la dichiarazione d’intenti verso una proposta futura di speranza e verso una terra, la Calabria, che con i suoi profumi e i suoi colori violenti, non ha smesso di cullarla.

Il testo edito dalla nota casa editrice reggina Laruffa, è composto da sedici brevi capitoli, tra cui anche un monologo; la prefazione è affidata alla stessa Mirella Michienzi, che ha imparato a trasformare ogni cosa, ogni istante in poesia della vita, in gioia terrena che si libra nell’aria. All’interno delle 121 pagine, alcuni singolari ringraziamenti, alle amiche in particolare, che in questa vicenda letteraria e come in molte altre vicende “al femminile” rappresentano l’altra faccia della forza delle donne.

«In Catarsi c’è uno spiraglio di una finestra su un cortile chiuso a quattro lati. Dallo spiraglio si intravede un cancello, che potrà restare chiuso o aprirsi. Tutto dipende da noi».

Annunci

29 pensieri su “Donna più che mai

  1. Carissima dottoressa, sono l’autrice di Catarsi e La voglio ringraziare per la bellissima recensione. Ho capito di essere stata capita a tal punto da sentirmi con Lei in simbiosi. Mentre leggevo mi sono accorta di piangere.Ero commossa,ero felice! Ancora grazie.

  2. la recensione di Jenny Canzonieri mi ha colpito immensamente. Ha colto con estrema sensibilità e ha sintetizzato i sentimenti intimi dell’Autrice. Mi ha spinto a rileggere e ancora rileggere “Catarsi”. Mi ha fatto riflettere.
    Grazie.
    Lillo

  3. L’Autrice scrive in modo tale da catapultare il lettore dentro le situazioni narrate e il paesaggio descritto.
    Peccato la brusca interruzione!
    ……… ci sarà forse un seguito?

    Lucia

    1. E’ vero, c’è una brusca chiusura come una porta che ci “tiriamo” dietro con tale sicurezza e forza che non ci giriamo indietro per vedere se è chiusa,sicuri che lo sia…davanti c’è un prato verde, un viale di candele ancora accese…dove forse c’è quello che tu mi auguri. L’autrice.

  4. Catarsi, un titolo, un mix di emozioni tracritte su fogli di carta…
    Complimenti all’ autrice per la meravigliosa opera , coinvolgente ed UNICA in tutta la sua completezza, e a Genny Canzonieri per la splendida recensione!

  5. conosco l’autrice del libro di cui si parla. Una persona sensibilissima che ha molto sofferto nel corpo e nell’anima. E’ stata molto provata dalla vita, ma ha comunque mostrato una grande forza interiore che le ha consentito di superare ardue prove e l’incomprensione che talvolta la circondava. Avrebbe forse meritato altri incontri, con persone in grado di percepire i suoi sentimenti.
    Attraverso il libro, dal quale traspare la sua anima che vuole volare alto, ho avuto modo di conoscerla meglio e di provare per lei un affetto maggiore. l libro la mostra finalmente com’è, persona fragile ma nello stesso tempo tenace.

  6. Il coraggio di rimettersi in gioco, di riappropriarsi della propria esistenza, di iniziare un nuovo viaggio ripartendo da sè… rappresenta l’aspetto fondamentale del libro. Un riscatto al femminile ben espresso dall’autrice e abilmente colto e splendidamente esposto da Jenny Canzonieri nella sua recensione. Bravissime entrambe!!!!
    Mariolina

  7. Una lettura che consiglio vivamente.
    Ogni capitolo da’ il suo fascino e sono stata molto colpita dal “monologo” finale perchè è un canto dell’ anima alla ricerca dell’ AMORE.
    Dopo i ringraziamenti all’ ideatore della chirurgia per via laparoscopica è bello leggere:”E’ ANDATA VIA…Balzac le ha fatto capire che la bellezza di una donna è un tesoro…inestimabile”
    Grazie per le tante emozioni ad una “DONNA PIU’ DI PRIMA”.

  8. Leggere Catarsi, il libro scritto dalla prof Mirella Michienzi, è nel suo insieme, piacevole, scorrevole e soprattutto profondo. Complimenti!

  9. Complimenti a Jenny Canzonieri per la sua recenzione che condivido pienamente ,complimenti a Mirella per aver scritto il suo libro che molte donne dovrebbero leggere.
    Gianni.

  10. Leggendo il libro Catarsi mi sono immedesimata nella storia vera dell’autrice, emozionandomi e fancendomi riflettere sul l’amor proprio. Complimenti a Mirella Michienzi.

  11. “Non è mai troppo tardi! Solo dopo grandi prove, grandi dolori riusciamo ad essere noi stessi e ci leviamo la maschera del formalismo, dei pudori, della vergogna dei tabù”. E’ questa la frase che custodisco nel mio cuore di giovane dopo la lettura del libro Catarsi. Ciascuno di noi ha bisogno di infinito, di sentirsi amato, accolto e voluto bene. Questo libro-testimonianza mi ha incoraggiato ad iniziare in me un cammino personale per liberarmi di tutte quelle pesanti maschere che nel corso della vita ho accumulato. A volte si ha paura di rimettere mano alle zone d’ombra e alle ferite che abitano in noi. L’autrice è riuscita ad entrare negli angoli della sua vita interiore e a gustare il suo vero volto. Grazie Mirella perchè mi hai aiutato a comprendere che in ogni istante è possibile ricominciare a vivere.
    “e non si sentì più condizionata;
    e si sentì più felice…;
    e si sentì più libera…;
    e si sentì più donna di prima…”.

    1. Sono felice di leggere i commenti fatti dagli uomini,perchè è nei miei desideri che ognuno,a prescindere dal sesso,trovi la propria “chiave semantica”,il proprio vissuto con le relative emozioni…pervenendo così in una situazione emotiva universale. Sei giovane,come appunto dici, però sei già riuscito ad entrare in una bella tematica. L’autrice.

  12. Cara Mirella,da ragazzi ci si vedeva quasi tutti i giorni nel nostro caro paese,poi la vita ci ha allontanato per diversi anni,ma ci siamo di nuovo ritrovati e con mia grande sorpresa e piacere ti ho scoperto scrittrice.Ho letto il tuo libro con molto interesse e ad ogni pagina che sfogliavo rivivevo tutto ciò che tu descrivevi.Certo nella vita non ci sono solo gioie ,ma tu da perfetta donna del Sud hai saputo affrontare e combattere ogni avversità ottenendo finalmente quella serenità e quella gioia di vivere che daltronde meritavi da sempre.
    “Donna più di prima”:credo che non avresti potuto dare che questo titolo al tuo libro.

    1. Ciao carissimo, sono felice di averti fatto rivivere i luoghi della nostra infanzia ed adolescenza. Chi sa se un giorno potremo tutti tornare a trascorrere una giornata alla Tonnara…naturalmente con te che ci insegni a tuffarci dallo scoglio dell’ulivo !

  13. Leggendo il libro ho provato un iniziale senso di rabbia e dolore che pian piano si trasformava in un senso di serenità, di pacatezza…allora è vero….il grido dell’autrice, rivolto alle donne, è unico: ce la si può fare. E’ un libro di straordinaria bellezza nel quale traspare quello che è il vero senso della vita narrato con sottigliezza ed eleganza : donna del sud ( i cui odori, colori, sapori vengono rievocati con grande delicatezza, impressi a fuoco nel ricordo struggente di un non lontanissimo passato ) forte e coraggiosa , riflessiva, sensibile e sensuale che ha saputo interpretare al meglio, nelle pagine del suo libro, la realtà dura e amara di una donna colpita dal male , ma che riesce nonostante le traversie della vita a combattere, guarire, sollevarsi e quindi rivivere con gioia, e serenità una nuova esistenza: la crisalide si è trasformata in una splendida farfalla…meravigliosa creatura….
    Complimenti!!!!

  14. Conosco Mirella fin da bambino perchè molto amica di mia madre.
    E’ sempre stata una donna spiritosa che con la sua energia e la sua sincerità spesso cercava di dare una “scossa” all’ indole pigra ed indecisa della sua amica. Ma lo faceva sempre con simpatia ed ogni sua visita era piacevole.
    Ho letto con piacere il suo libro, frutto dell’ elaborazione delle esperienze, delle sofferenze e delle emozioni di una vita.
    Mirella ha la capacità di esprimersi con sensibilità, delicatezza e poesia.
    In particolare sono stato coinvolto fino quasi alla commozione dal capitolo dedicato alle sue prime esperienze in Calabria, che è anche la mia terra di origine, con la quale ho sempre avuto un rapporto conflittuale, difficile all’ inizio, ma sempre più improntato con il passare degli anni alla nostalgia.

    1. Il capitolo “Nostalgia,mia amata Calabria”,temevo che al Nord non solo passasse inosservato ma soprattutto fosse visto da” un ‘angolatura di superiorità”.Invece,con mia grande gioia,è quello che ha destato e desta maggiore attenzione e…complimenti. Tutta l’opera è il canto della mia anima,ma,soprattutto , lo è in questo capitolo che è un bisogno,misto a dovere,di dare un contributo onorifico alla mia terra,appunto la Calabria,con un canto d’amore.

  15. Nella lettura la mente è stata rapita da una leggera brezza di racconto intimo , nel contempo l’anima percepiva ben più profondi significati, non quelli dell’autrice ma i miei, il senso della vita, dell’essere, il significato di felicità e amore. Penso che sia una rara qualità saper scivere per gli altri raccontando se stessi. Consiglio questo libro a tutti senza distinzione di sesso ed età perchè ogni uno ne cogliera il prorpio significato.

  16. La percezione e la meraviglia … questi i momenti chiave della lettura che mi ha regalato emozioni e grande melanconia. Il trasporto temporale in un ieri ancora vivido perchè amato, un vissuto intenso e preludio a sentimenti forse non sempre di facile spontaneità gioviale, ma di certo radicati nell’anima e impressi come a fuoco nella memoria. Una serie di quadri nostalgici e fotogrammi e ricordi e speranze e vita … una cascata di emozioni cristalline legate ad una terra aspra e forte, amara e bella, brillante di genio e sferzante di enpatia. La sun-patia e la en-patia di Mirella Michienzi non si possono confondere: sono palpabili. Catarsi è la chiave di volta che apre un nuovo presente … possibile evento narrativo futuro … di certo grido e silenzio assordante … evento senza mezzi termini. Un abbraccio a chi sente di non voler vivere incompiuto.

  17. Mia cara Mirella,
    abbiamo condiviso il periodo più bello della nostra vita, il tempo dei sogni e delle speranze,ho potuto apprezzare la tua intelligenza,la cultura,lasensibilità
    e ho imparato a volerti bene.Pero’ soltanto dopo aver letto e riletto “Catarsi”,emozionandomi ogni volta di più, posso dire di conoscerti veramente perche’,pur sembrando fragile,hai dimostrato una forza d’animo eccezionale nell’affrontare le avversita’ e un grande coraggio nel riprendere il controllo della tua vita.Anche se adesso sono “siciliana”, e vivo in una terra calda e luminosa, sento la tua stessa nostalgia per la Calabria,per la sua gente semplice e generosa,il mare azzurro,le spiagge,i paesaggi che hai magicamente descritto e che mi hanno fatto battere il cuore.
    Adesso spalanca il cancello e chiudi col passato ma senza dimenticarlo perchè così potrai apprezzare ancora di più quello che il futuro ti riserva:
    ricorda che oltre ad essere donna più di prima sei anche una brava scrittrice.
    A te tutto il mio affetto e a Jenny Canzonieri tanti complimenti per la splendida recensione.

  18. Non ti conosco ma mi hai veramente colpita:Con poche parole sei riuscita a colpire al cuore e a far capire ai lettori che soltanto guardando veramente dentro noi stessi e nel profondo dell’anima,soltando vivendo la vita senza lasciarsela scorrere in maniera passiva,soltanto se ogni sofferenza subita aiuta a guardare il mondo con gli occhi della tua essenza,solo allora chi si sente onnipotente anche di fronte alla morte,potrà dire che il suo passaggio sulla terra non è stato inutile ed anche in lui potrà avvenire una catarsi.E senza chiedersi perchè,capire il vero senso della nostra esistenza. Ti voglio bene cara,dolce sconosciuta,perchè insieme abbiamo soltanto due occhi che guardano lontano e abbiamo capito che un sorriso e una carezza non costano niente ma possono regalare nel buio un raggio di sole.Sorella che cammini con me la grande avventura della vita,sappi che non sei sola. Il mio nome è Valeria. Brava!! Anche tu sei speciale! Baci .Valeria.

  19. Leggendo Catarsi ho capito che l’autrice ,dotata di forte sensibilità, è alla continua ricerca dell’Amore e vive tutto con amore.
    Flavia

  20. Erano anni che non trascorrevo una domenica con serenità…La mia compagnia è stata Catarsi. E’ una lettura piacevole,scorrevole e ricca di sentimenti.La consiglio caldamente a tutti ,perchè ci trascina e ci trasporta per poi fare trovare noi stessi. L’autrice fa capire che non ha mai trovato l’anima gemella; io,invece, penso che soltanto chi ha conosciuto l’Amore con l’A maiuscola possa scrivere quello che Lei ha scritto. Ho voluto conoscere l’autrice per dirLe: “In tutti questi anni dove ti sei nascosta? Tu hai conosciuto il vero amore che è amare tutto e tutti in qualsiasi situazione”:

  21. Più che commentare dico di leggere Catarsi,perchè è un libro che si distingue per eleganza espressiva pur essendo molto scorrevole e alla portata di tutti; ci fa molto riflettere e ritornarci su. Mi piacerebbe conoscere l’autrice per scoprire dal vivo com’è.

  22. Io,Rosanna, ho letto più volte Catarsi provando ogni volta emozioni sempre più intime e forti. Oggi scrivo soprattutto per dire che l’ho letto ad una mia amica,maestra in pensione,appunto Beata.Mentre leggevo mi sono sentita dire : “Rosanna,ho riacquistato la vista.” Mi sono fermata spaventata,anche perchè la mia amica è ultra novantenne. Beata si è messa a ridere dicendo:”Volevo dire che sto come vedendo i paesaggi calabri,le persone,le situazioni,la campagna ed il mare…mi sembra di essere tornata giovane. Sembra una magìa”.

  23. Ho 84 anni ed ho letto Catarsi non so quante volte; la continuo a leggere ed ogni volta mi commuovo.Non è un libro grosso ma è grande ,perchè ha una ricchezza di sentimenti. Vi Raccomando la lettura del monologo finale…
    Vincenzo

    1. Il monologo è la parte più bella di Catarsi,perchè racchiude ,in un sottofondo che forse ad alcuni sfugge,la miriade di sentimenti che hanno dato vita agli altri capitoli. E’ nato in una notte di insonnia,non mi sono alzata per scriverlo ma lo ripetevo a mente e lo continuavo a ripetere.La mattina dopo ho preso la penna…Dimenticavo dire che io sono un’inguaribile amanuense!
      L’ autrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...