Esperienza sensibile con i John Merrick

 

I John Merrick hanno un progetto che risale al 2003, quando per la prima volta si incontravano a Reggio Calabria Alfredo Messina e Adriano Modica. Il primo autore dei testi, il secondo animatore degli arrangiamenti, oltre ad essere una delle icone nazionali dell’indie.

Adesso la formazione John Merrick, si arricchisce di due nuovi elementi, Bruno Crucitti, reggino anche lui e già batterista de “La terza mano”, band di accompagnamento del caustico Modica, e Domenico Cotroneo (basso e tastiere), con i quali i John Merrick sono al lavoro sul terzo album. Di quest’ultimo lavoro, John Merrick, dietro cui si nasconde il bravissimo Alfredo Messina, tra i migliori e più innovativi compositori della nostra Calabria, ci può svelare soltanto che, ancora una volta, «le canzoni prendono una direzione lenta». Una lentezza evidentemente siglata dalla passione tormentosa, che spinge Merrick a sedersi al pianoforte, e comporre, senza spasimi e senza traumi, ma come condotto da una marea interiore, un’ispirazione che “ti prende e ti porta via”.

Si aggiunge così un’altra certezza al do it yourself calabrese, che di anno in anno, sta guadagnando in qualità e spessore, e alla quale certamente i John Merrick e Adriano Modica, hanno dato una sferzata di autorevolezza, senza nulla togliere a tutti gli altri progetti musicali sulla piazza.

In volume 2 uscito nel 2008, John Merrick riduce al minimo la sua idea di musica, sorgendo prepotente soprattutto nell’ampio acustico della chitarra, con accordi potenti e sorprendenti, che tanto ricordano lo stile di Modica anche, e non solo. Si nutre, infatti, di Nick Drake, Tim Buckley, ma anche De Gregori e Dalla, in un perfetto mix di cantautorato classico, pop melodico, composizioni intimiste e arrangiamenti minimali. Vale davvero la pena di ascoltarlo. Ciò che colpisce è la rarità di una musica a rallentatore; accanto ti passa la vita; un filmino in bianco e nero, che fa tanto anni ’70, al punto che ti si compunge il cuore. Vedi “June and Bunny” o “Run run boy”, o la filastrocca “Mary mellow eyes”.

Struggente, bozzetto vivido di ricordi a caldo, memorie sfuggite al saccheggio della dimenticanza, esattamente come la copertina di volume 2: John Merrick/Elephant Man è questo. Poesia melanconica, romanticismo metafisico, file rouge essenziale ma intenso, a cui si aggiungono le atmosfere inglesi preferite da Alfredo Messina. Grande protagonista, infatti, dopo la chitarra e il pianoforte, è la sua voce, che pare slegarsi dalle strutture metriche e tonali per diventare essa stessa strumento, intessendosi quasi subito nelle pieghe dell’ascoltatore. Non a caso nel 2005, i John Merrick vincono l’Arezzo Wave, ma speriamo che col nuovo disco tornino alla ribalta, «anche se – afferma Alfredo Messina – sembra a volte che io voglia stare ai margini, ma il mio fuori dalle righe non è snobismo: io ho solo bisogno di suonare. Quando mi siedo al pianoforte, mi libero di un peso. Quello che mi interessa è contestualizzare le atmosfere, creare musica, suonare».

Per approfondimenti www.myspace.com/thejohnmerrick

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