Oltre il bavaglio

«Esiste un sistema dei media, che è imbavagliato a prescindere dalla legge». E’ in ballo la libertà di stampa, ma è in ballo soprattutto il concetto di verità. Sbattersi per costruire quotidianamente un’idea di verità, senza doppi sensi e senza compromessi, è il coraggio che contraddistingue molti giornalisti e scrittori del nostro Paese, alcuni dei quali osano anche nella più estrema ed angariata Calabria, l’ultimo lembo del mondo, il fondo dell’inferno, la periferia dell’Impero. Eppure anche da qui, esce qualcosa di buono. Certi fanno radici e riescono a puntare i piedi anche su questo territorio, scavando con le proprie mani a volte indifferenza, a volte entusiasmo, a volte speranza, il più delle volte fanno storcere il naso ai perbenisti, ambienti borghesi a destra e sinistra, degradati nel “quieto vivere”. Altri invece, scappano via, ma lasciano il cuore e soprattutto la coscienza civile e morale in Calabria, macinando la vendetta, che si compendia nel tirare fuori un’inchiesta, una storia nascosta, un fatto mai denunciato, scoprendo una memoria di glorie e di misfatti, che i benpensanti, i corrotti, hanno sepolto a favore del loro personale interesse. Bavagli o meno, qualche spiraglio si fa strada nella lunga estate torrida della Calabria, e in particolare di Reggio Calabria.

Apripista assoluto in questa spasmodica ricerca delle molteplici verità del nostro tempo, il primo Contest dedicato all’Editoria di inchiesta e di denuncia: “Tabula Rasa”, una longa manus dell’associazione Urba Strill, interamente prodotta e inventata da Giusva Branca, direttore del quotidiano on line Strill.it e da Raffaele Mortelliti.

La rassegna si svolgerà nella location messa a disposizione dallo storico Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria, l’unico spazio che pare abbia accettato la sfida. Un’occasione per non confondersi con quegli ambienti borghesi, che spesso sono dediti a lanciare «messaggi strani», messaggi subliminali che intimano i soggetti ad abbandonare la sfida, a lasciar perdere!

E invece “Tabula Rasa” avrà il coraggio di svilupparsi in una quattro giorni, dal 19 al 22 luglio, ricca di eventi/incontri/dibattiti/riflessioni/laboratori, con una suggestiva apertura ai giovani, gli studenti, i giornalisti, o anche solo agli appassionati, i curiosi, a quelli che vogliono capirci di più sulla deriva che ha investito il nostro Paese e soprattutto il lembo peninsulare dell’Italia. Noi non crediamo, che ci saranno delle magre figure, se personaggi come Gherardo Colombo o Massimo Ciancimino hanno deciso di metterci la faccia. Tra gli altri nomi illustri anche Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì per l’inchiesta sulle navi dei veleni, con Avvelenati, edito Città del Sole; Danilo Chirico e Alessio Magro per la ricerca della memoria nel raccontare Il caso Valarioti, pubblicato dalla Round Robin. Alle due indagini giornalistiche, è stato assegnato il premio Strill.it 2010 (StrillaeRischia), destinato a chiunque abbia il coraggio di denunciare, con qualunque mezzo, situazioni sempre più difficili da portare a galla in terre ad alto rischio, come la bellissima Calabria. Non a caso, Urba Strill, ha scelto di premiare con un’opera di forte impatto morale, nata dalla creatività del roccellese Francesco Misuraca. Si tratta di una riproduzione in piccolo de Il pilastro, in bronzo e marmo. L’opera, infatti, che ritrae un uomo murato dentro un pilastro, immagine simbolo della sopraffazione, si coniuga con la filosofia di questo giovane artista, che tenta di esprimere in modo informale, il disagio dei calabresi liberi.

«“Tabula Rasa” avrà vita lunga – ha sottolineato Giusva Branca – se Reggio non la vuole, siamo pronti ad esportare il nostro concetto di verità, nel resto della Calabria e fuori dalla Calabria». La chiusura di Reggio, infatti, appare ormai anacronistica di fronte ad orizzonti di orgoglio, di ricerca della dignità calabrese che vuole smettere di sentirsi in frontiera, senza prospettive di riscrittura della sua cultura.

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