All’ombra dello Stretto, miseria e avvenenza

Vincenzo Musarella si apre ad una scrittura viscerale. Un segnale limpido, che non placa però la sua voglia di comunicare esperienze di vita, anche ai margini. Vincenzo Musarella irretisce con la sua personale linea di scrittura; un affondo sereno nello stile dannunziano, un clima scritturale dirozzato, pulito, solo in qualche passaggio ridondante e debordante, ma senza togliere scorrevolezza al tema centrale.

Lena. Una turpe storia tra Scilla e Cariddi, è l’ultimo della trilogia della gioventù; un episodio carico di “merce sessuale”, di miseria umana, di destini interrotti, che invoglia a scoprire il finale. Un finale brusco e decisivo, per sempre!

Edito dalla casa editrice Meligrana Giuseppe, di Tropea (VV), il romanzo soggiace ad una forza cosmica invadente, alimenta il perpetuo errare dell’animo umano, si rafforza nell’insistente rovesciamento del destino: odiosa appendice di un’esistenza inaspettata, di vicende malsane che colmano il senso di stanchezza e di resa alla fatalità.

Una piccola, ma efficace casa editrice, dunque, che ha scoperto questo talento irrisolto, tra intriganti passioni e povertà sentimentali e ristrettezze economiche e amena solidarietà familiare. Vincenzo Musarella conclude il suo capolavoro, facendo venire fuori il magma delle sue emozioni, la consistenza psicologica di una esistenza tesa ad osservare il mondo, la sua evoluzione e le conseguenze, smagliature di una mappa deplorevole.

Lena è una giovane donna; l’avvenenza che la natura le ha concesso, è l’arma che la spinge avanti con arroganza e tenacia. Sfugge miracolosamente alla tragedia dello stupro, si affaccia col desiderio limpido di ascendere alla scala sociale, sobbarcandosi una famiglia, incapace di darle di più, a parte un affetto smisurato, ma ampiamente carico di responsabilità. E tutto questo, all’ombra dello Stretto di Messina, abbarbicati da questa parte della sponda calabrese, rude quanto basta per rendere aspra e compromessa un’esistenza angariata dalla sorte.

Bella e dannata, angelicata e peccaminosa, materna e calcolatrice, donna e femmina, anima attraversata dall’irrealtà dell’Amore e carne rivoltata nelle brame del piacere. Lena è tutto questo. Sullo sfondo, la storia del secondo dopoguerra, il progressivo rivolgimento dei costumi e di una società meridionale che riceve gli influssi sanguigni del femminismo, del rock, della liberazione sessuale, dell’autodeterminazione. A margine, fa capolino anche la mafia, realtà indiscussa di un mondo arcano e arcaico, dove l’onore e il rispetto, si fondono ancora oggi con un alito di facciata borghese.

Il finale è un pugnale alle spalle. Nessuno si aspetta che Lena, forte della sua audacia, decida di abbracciare l’oblio. A settantadue anni, Vincenzo Musarella, scrittore per passione e per liberazione, assurge al mausoleo della narrativa lasciandovi un’impronta straniante, che spinge a riflessione e ravvedimento.

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