Eccellenze e civiltà millenarie in Calabria

Si scrive MuSaBa, ma si legge “aMa”: ambiente/Mediterraneo/arte. E’ questo il filo conduttore del progetto di Nik Spatari, sorto a Mammola, in provincia di Reggio Calabria, dalla fine degli anni ’60. Quando lui e la sua compagna, l’artista/gallerista olandese Hiske Maas, si ritrovarono nel 1969 di fronte alla “grancia” certosina (un ex complesso monastico di cui erano rimaste solo le mura risalenti al IV secolo) del X secolo nella Vallata del Torbido, scoprirono di aver trovato la loro dimensione privilegiata.

Arte, natura, archeologia e cultura mediterranea, non chiedevano solo una ristrutturazione architettonica, ma di poter comunicare in modo armonico. E così il progetto prende forma fino a trasformarsi nella Santa Barbara Art Foundation, o  più semplicemente Museo di Santa Barbara, nel cuore della regione più remota dell’Italia: la Calabria, dove la successione di genti e civilizzazioni (Villanoviani, Ausoni, Fenici, Greci, Romani, Svevi, Arabi, Aragonesi), fusi con gli originari abitanti italici, ha lasciato un’impronta artistica e architettonica senza pari. L’isolamento geografico che contraddistingue la Calabria, interrotto solo da uno sviluppo “precario” del trasporto, e non ancora definitivo, ne ha preservato il ricco patrimonio culturale e archeologico, fin dal periodo Neolitico. Se ancora oggi la Calabria rappresenta “l’ultima frontiera invalicabile del continente”, pensate a cosa poteva essere negli anni ’60 e ’70. La contaminazione fra arte antica, ambiente selvaggio e archeologia mediterranea, ha stregato i due artisti girovaghi.  In realtà Nik Spatari, originario proprio di Mammola, aveva conservate intatte nella sua mente, le bellezze aspre del territorio nel quale aveva vissuto da bambino e dove aveva trovato la sua prima fonte di ispirazione artistica. Ma Nik Spatari, autodidatta e talento naturale, privato dell’udito e della parola, si è spinto in lungo e in largo nell’universo artistico, entrando a contatto con la Parigi del primo ‘900. Accanto a Jean Cocteau, Le Courboisier, Picasso, e Max Ernst, che gli rivela la tecnica materica delle fratture terrestri, André Malraux, Sartre, Montale, che scrisse dell’amico, La Cava, Guttuso, Warhol, Rotella, Oliva e altri, Nik Spatari perfeziona la sua indole artistica. Spatari, però, resterà sempre un appassionato, uno spirito eretico, libero da schemi, sempre dedito allo sperimentalismo attraverso un sedimento notevole di memorie, emozioni, stati d’animo, difficilmente classificabili in una sola corrente artistica. Possiamo definirlo sicuramente, “il transumante del post dinamismo”, un artista enigmatico che ritrova se stesso, le sue radici e il suo futuro, laddove vi avevano lasciato lo spirito gli antenati: a Mammola.         

Il MuSaBa, oggi è considerato uno dei più suggestivi Parchi d’Arte contemporanea. E proprio il 12 maggio scorso è apparso, campeggiando su due pagine, nell’inserto Viaggi de La Repubblica. Questo a testimonianza, che la Calabria racchiude ricchezze inestimabili, senza tempo e oltre le brutture di questo tempo. Soltanto adesso Reggio Calabria riconosce la genialità creativa di Nik Spatari, conferendogli il Premio Bergamotto d’Oro, una tradizione lunga quarantasette edizioni; ma probabilmente non tutti i Calabresi conoscono il MuSaBa, né lo hanno mai visitato. Un progetto macroartistico e macrogeografico, che si divide fra museo, laboratorio/scuola, Parco archeologico, area residenziale, ex complesso monastico, e tutta una serie di work in progress, che richiederebbero oggi l’intervento finanziario della Regione e una maggiore attenzione da parte del Ministero dei Beni Culturali. Praticamente un’utopia nell’Italia attuale!

Le ragioni che hanno spinto Nik Spari e Hiske Maas risalgono al fascino del protostorico (la cultura dei “campi di urne”). L’anticonformismo della Maas e la visione ancestrale dell’arte di Spatari, l’influenza degli ambienti cosmopoliti europei ed americani, hanno suggerito ai due artisti la globalità di una produzione artistica, in uno specifico contesto “organico”, con punti di riferimento storico/ambientali. Metro per metro, i terreni sui quali è sorto il MuSaBa, sono stati acquistati, strappati alla burocrazia italiana e alle angherie locali, dai due artisti, in una sfida continua con le istituzioni e le convenzioni.

Il MuSaBa, a metà strada fra Jonio e Tirreno, non fa altro che raccogliere un’eredità. La certezza di Nik Spatari, infatti, sta nella consapevolezza che in età antica, in questo lembo di terra, esisteva una globalizzazione delle culture; per cui non soltanto le opere d’arte, l’artigianato, ma anche i miti, le leggende, i modi di pensare e di rappresentare le culture, non conoscevano confini, trasmigravano in libertà da una parte all’altra del mondo. Un topos, questo, che ricongiunge Occidente e Oriente proprio in Calabria. L’area che risale al protostorico, e dove prendono forma le arti occidentali mediterranee, è stata identificata nel triangolo geografico di LokroiMedma (l’antica Rosarno, che stava al vertice) – Hipponion. A Locri e a Reggio, dunque, il crogiuolo di due correnti, una dell’Oriente e una delle antiche culture neolitiche del Nord Europa.

Il MuSaBa è considerato dagli storici e critici, uno dei luoghi più importanti dell’arte contemporanea internazionale. Al suo interno troviamo opere di Mimmo Rotella, Italo Sganga, Jen Chen Jin Jong, Hisiao Chin, Pietro Gentili, Barbara Quinn, Cristina Brandi, Motoaki Ozumi, Albert Coluccio, Maita. Lo spirito ribelle, generoso e migrante di Nik Spatari ha poi dato vita ad opere monumentali, come l’opera murale/tridimensionale Il sogno di Giacobbe, che copre 260 mq. Il MuSaBa, dal punto di vista strutturale, si espande su una superficie di 70.000 mq. Vetro, legno, rame, pierta, colori complementari, fanno del MuSaBa, col suo involucro levitante, un progetto unico nel suo genere; una struttura polifunzionale, nella cui immagine si riflette un’ispirazione multietnica, linguaggio particolare che riprende i frammenti bizantini locali, un gioco di triangoli e cerchi. Niente è contro natura, dalle soluzioni architettoniche al recupero di materiali all’impiego di una raffinata tecnologia, nell’illusione di un “arcaico futuro” della Calabria.

 Per chi ha voglia di approfondimenti o ha tempo di curiosare, anche solo virtualmente, www.musaba.org

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