Sangue e lacrime

Il libro nasce da due motivi in particolare: l’esordio della casa editrice Urbabooks e il desiderio di ricordare col cuore gli anni d’oro della Viola Basket Reggio Calabria.

Che anni quegli anni. La storia della Viola Basket, è questo il testo cresciuto all’ombra di una nostalgia canaglia, una voglia di riportare alla memoria momenti di aggregazione che trovavano come coagulo, la condivisione, il soffrire insieme. Il libro scritto da Giusva Branca, appare come una fotografia in bianco e nero, che racconta la saga di una famiglia, solo che stavolta la famiglia è quella Viola. Sudore, lacrime e speranze che si legano alla storia di Reggio Calabria. Un libro dalla chiave anche storico/sociologica, che rimanda agli “anni di piombo” di una Reggio versione far west, dove tutto manca, fuorché la speranza di cambiare  e la voglia di cambiamento, l’esigenza di uscire dal pantano mediatico in cui, in quegli anni, ci relegavano le cronache nere. Il libro edito Urbabooks, il primo della casa editrice indipendente e nata sotto l’etichetta di Strill.it, il webzine on line diretto da Giusva Branca, ha anche un sottotitolo: “l’epopea della squadra che rimise assieme la città”. Una frase emblematica, che in sintesi racconta l’esperienza Viola, finita in maniera anonima, dopo essersi tirata dietro anni di vittorie.

Insomma la Viola, il basket, come il calcio, ha rappresentato un pilastro importante per una città come Reggio Calabria, che possiamo definire l’ultima provincia dell’impero, in quei tempi bui. Poi c’è stata l’era Falcomatà e quella Scopelliti; sulla scia della “primavera reggina” si sono riaccesi i riflettori sull’ultimo lembo dello stivale. Oggi Reggio Calabria, è in via di sviluppo, o almeno ci prova, ma la Viola Basket è un ricordo lontano, un’immagine sfocata; Giusva Branca riapre il dibattito anche sulla squadra attuale, che probabilmente dovrebbe rimettere in moto il fermento trascorso, ricreando l’apparato, quella specie di spina dorsale che fa grande una squadra, dalla gestione interna alle professionalità da piazzare in campo.

In realtà la presentazione informale del libro, che si è svolta all’H224 di Reggio Calabria, come se fosse una serata qualunque fra amici, mette in moto, secondo la strategia di Urba/Strill, una serie di incontri liberi, dal dialogo facile. Quattro chiacchiere, che dovrebbero confluire nell’evento di luglio: Tabularasa. Ovviamente all’interno di questo contesto, non si parlerà solo di ricordi o di Viola Basket, ma è un modo per stare insieme, un incontro a più voci dove la protagonista è l’editoria di denuncia e le case editrici che le danno fiato.

«Nella Viola Basket – spiega Branca – si rispecchiano circa quarant’anni della nostra storia; non era una semplice squadra, ma si trattava di stare insieme, ci si sentiva orgogliosi e onorati di stare insieme. Troppo facilmente si è fatto scendere il sipario sulla sua vicenda. Qui, dentro questo libro, c’è una Reggio che non esiste più, magari oggi la nostra città è più vivibile, ma la Viola Basket è stata un’emozione soprattutto, dava fiato ad ognuno di noi, ai nostri sentimenti». Che anni quegli anni, nasce dunque da un istinto, quasi materno, la voglia di partorire un sentimento nascosto, un po’ per vocazione artistica e un po’ per soddisfare questo desiderio. Un fatto è certo, è un libro che ci informa su chi eravamo e su chi siamo, su che cosa è successo nel frattempo e chi ne è stato l’artefice, una traccia leggendaria per i più giovani e un film d’amarcord per i più veterani, che di quell’epoca sono figli. La storia della Viola Basket però, sembra non chiudersi. Il fenomeno Viola merita quantomeno di essere studiato a fondo, e questo libro forse rappresenta lo spartiacque per una nuova rinascita.

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