Svenduti

Claudio Cordova è un giovanissimo, e come tutti i giovani ha coraggio da vendere, tenacia, curiosità, passione soprattutto. Ed è questo elemento che lo ha sorretto in una ricerca spasmodica della verità. Le difficoltà, il rischio, il fatto stesso di non essere preso sul serio per la sua faccia ancora da adolescente, non hanno fermato il suo desiderio incolmabile di giustizia. Una sete di onestà, nella quale ci sentiamo accomunati, come giovani e come giornalisti che, pur vivendo “in frontiera”, quotidianamente sulle barricate contro il malaffare diffuso, hanno imparato a dire ciò che pensano. La ricerca della verità si è ora trasformata in un libro denuncia edito dalla Laruffa.

Terra venduta. Così uccidono la Calabriaviaggio di un giovane reporter nei luoghi dei veleni, è questo il titolo/manifesto dell’inchiesta prodotta dall’ostinazione di Cordova, ma anche da una perizia che lo ha condotto a toccare con mano i luoghi splendidi della nostra Calabria svenduti al migliore offerente, asfissiati dalle esalazioni velenose. Il libro di Cordova racconta una verità scomoda che ormai è diventata la verità di tutti noi calabresi.

Claudio Cordova infatti, non è il primo che si accosta alle problematiche dei rifiuti tossici, già Manuela Iatì e Giuseppe Baldessarro hanno focalizzato l’attenzione sulle navi dei veleni col volume Avvelenati. Nel caso di Cordova però, l’azione d’inchiesta parte dai casi patologici, assai numerosi e assai gravi, che colpiscono gli abitanti di certe zone, dalla Pertusola di Crotone, il caso più eclatante, protagonista di strane morti sin dagli anni ’70, a Cosoleto, il torrente Oliva di Cosenza, Melito Porto Salvo, la Piana, la zona jonica. Nel tempo, i casi di tumore hanno decimato la popolazione, colpendo anche i più giovani. Le scorie della Pertusola per esempio, furono riciclate come materiale edile per costruire le scuole; persino nei capelli dei bambini sono state intercettate scorie radioattive. In una terra priva di grandi complessi industriali, ciò è apparso quanto mai insolito, ma solo ora si riesce a mettere il dito nella piaga. Dietro, una vicenda di intrighi criminali dove anche lo Stato italiano nasconde le sue colpe.

In questi giorni il libro è stato presentato al pubblico di Reggio Calabria, e tenuto a battesimo da Giusva Branca, direttore della testata on line Strill.it, per la quale Claudio Cordova è redattore da qualche anno. A soli ventiquattro anni, Claudio Cordova fa il salto di qualità, verso una direzione che non ha intenzione di abbandonare. «Attraverso libri come questo – sottolinea Branca, da tempo impegnato in una missione di denuncia con l’associazione Urba – dobbiamo provare a ricostruire l’anima del paese. Se non troviamo i punti del dibattito, questo è un paese finito». Un dato di fatto, che coinvolge in primis il Meridione d’Italia, la comunità civica, i calabresi in particolare, e quei giornalisti pronti a non “lavarsene le mani”. Tra gli intervenuti anche Nuccio Barillà, dirigente nazionale Legambiente. «Questo libro è un cercatore di verità, che ci permette di allontanare “il senso della solitudine” al quale siamo abituati su vicende per troppo tempo dimenticate. Terra venduta, è un titolo che riporta all’immaginario degli uomini d’onore, ma non può chiamarsi uomo d’onore colui che svende l’ambiente e la salute dei suoi conterranei. Finalmente un libro frutto del giornalismo d’inchiesta». E’ soprattutto un libro scritto col “cuore nelle scarpe” e che tra l’altro gode del patrocinio morale del Forum Nazionale dei Giovani, piattaforma che riunisce circa ottanta associazioni giovanili. Cordova, infatti, non si è perso solo fra i documenti e i fascicoli della magistratura; ha attraversato senza timore l’intera Calabria, ha segnato il territorio con domande, intrusioni, interviste, fotografie.

La scoperta è dura, ma reale. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90, la Calabria era ormai il terminal dello smistamento dei rifiuti nucleari. «Un traffico legato alle ecomafie, ma mediato dai servizi segreti e illecitamente coperto da enti che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dell’ambiente e della salute, come l’Enea». Da sottolineare che gran parte dei traffici e delle informazioni venute a galla, lo si deve alle intercettazioni. Non appare un caso la lotta ingaggiata dall’attuale governo Berlusconi per imbavagliare la stampa. Allora dobbiamo utilizzare questi testi per rivendicare “il diritto di sapere”, contro una classe dirigente accecata dall’autoritarismo, e un paese in apnea. Un documento, dunque, per quella gente comune pronta a perseguire un vero cambiamento. Una trasformazione dal basso della società, per soggiogare la fatiscenza dei piani alti. Tocca a noi dargli il ben servito!

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