Incontri alla Primavera dei Teatri/2

«Per circa dieci o dodici anni ho lavorato solo per il teatro». A rivelarci questa verità è Valeria Milillo. Un incontro inaspettato alla Primavera dei Teatri, dentro lo spettacolo Sapore di sale, per la regia di Luigi Saravo, che è anche il marito della Milillo. «Il mio amore per il teatro è sempre forte e presente nella mia vita di attrice», continua a spiegarci, con quel corpo esile che la fa sembrare un’adolescente e il faccino minuto, «perciò quando mi vengono proposti progetti teatrali, mi fiondo». Eppure Valeria Milillo, è soprattutto un fenomeno “fictionario”, come l’ha definita il Corriere della Sera in seguito ad un’intervista. In realtà dopo averla scoperta su un palcoscenico travestita da “pecora”, ci rendiamo conto che Valeria Milillo non appartiene solo al piccolo schermo, che di questi tempi è l’unico a dettare legge.       

La sua carriera infatti, è costellata di esperienze che comprendono anche il cinema. Il debutto cinematografico si colloca negli anni ’80; a farle da pigmalioni, Lamberto Bava e Dino Risi. In breve tempo si ritrova a recitare accanto a Stefania Sandrelli e Gérard Depardieu. Dagli anni ’90 invece, si incammina sulla strada della fiction, che ancora oggi la tiene occupata, con ruoli che le calzano a pennello, soprattutto per quella verve sbarazzina, che riconosciamo anche sulla scena di Sapore di sale. Nel 2009 la fiction Due partite di Enzo Monteleone, le ha fruttato una nomination ai  Nastri d’argento come migliore attrice non protagonista. Mica male per una che ha attraversato indisturbata questi ultimi anni tacciati dalla crisi della cultura, ritagliandosi sempre qualche parte qua e là. Al suo attivo ha anche collaborazioni con Mimmo Calopresti e Nanni Moretti, Guido Chiesa, Cristina Comencini. Ha poi affiancato Virna Lisi nella celebre serie in onda su canale 5 Caterina e le sue figlie e la ritroviamo anche in Distretto di polizia e Il Commissario Montalbano, solo per citare le più note al pubblico. Ciò che la contraddistingue è la sua tecnica naturalistica e una grande predisposizione verso la macchina da presa. Duttilità che ha dimostrato alla Primavera dei Teatri, lanciandosi in una particina insolita, ma singolare, tanto da arricchire lo spettacolo diretto da Luigi Saravo e prodotto dal Centro internazionale arti contemporanee, o semplicemente Ciac. «Un progetto nato autonomamente – spiega Valeria Milillo – uno spazio tutto per noi. Siamo un gruppo di dieci persone, che da tre o quattro anni si auto-produce, con le proprie forze e all’interno del quale in realtà io mi occupo soprattutto della parte produttiva. Ma quando mi è stato proposto questo ruolo, la pecora appunto, ho capito che era adatto a me. Mi sono divertita moltissimo, perché io amo i ruoli molto artistici e questo lo sentivo giusto per me».  La storia raccontata da Sapore di sale, prende spunto dai racconti di un’anziana donna materana, il cui immaginario è ancora legato ai vecchi film anni ’40. Sulla scena infatti, ritroviamo Roberto, un pastore, il personaggio principale, che vive l’illusione del boom economico. In realtà, dopo aver trovato il suo posto nella catena di montaggio, muore sul lavoro. Ma la sua morte bianca, porterà il benessere in casa, grazie all’indennizzo. Una verità brusca, che appartiene ancora una volta alla storia dei meridionali, ma che Luigi Saravo allestisce attraverso coreografie hollywoodiane e azioni sceniche, filmati color seppia che attestano la lotta operaia e il paesaggio arcaico di una Matera anni ’50. La parte più interessante però si condensa nelle scene in dialetto; un lucano stretto corredato da rituali e costumi folcloristici. Insomma, una parabola dal sapore dolce/amaro, dove il “sapore di sale” ci ricorda la spensieratezza delle canzonette anni ’60, il salario e quanto sa di sale lo pane altrui, celebre verso tratto dalla Divina Commedia. «Io sono lucana – aggiunge l’attrice – e  ho ancora il ricordo di mio padre quando raccontava le storie dei migranti, quindi mi sentivo pronta per questo progetto teatrale, pur interpretando una piccola parte. In fondo per l’attore è il personaggio quello che conta, se lo sente suo, non tanto il mezzo con cui l’esprime, che sia teatro o cinema. Con questa compagnia, probabilmente mi vedrete in un nuovo spettacolo l’anno prossimo. E’ già pronto un testo, sempre di Saravo, rivolto alla violenza sulle donne; il richiamo a questo tema ci permette di sensibilizzare sulle problematiche sociali. In Tv invece, presto mi vedrete su canale 5, nella parte di una prostituta veneta». La “promiscuità”, teatro/cinema/Tv, non spaventa la giovane quarantenne Valeria: l’importante è recitare, come dire l’importante è partecipare !

  Una scena tratta dallo spettacolo Sapore di sale

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