Cielo e poesia nelle musiche di Torchia

Carmine Torchia è un cantautore sorprendente, una rara eccellenza della terra calabrese, che ha fatto della musica la sua professione, e dell’espressione artistica il suo rifugio. Non ha ancora trentacinque anni, ma Torchia dimostra una sua speciale identità, un artista che oscilla fra la letteratura d’autore e l’avanguardia sperimentale; carattere quest’ultimo impresso anche nei sui gusti cromatici, nella sua pittura psicologica che richiama i moduli di De Chirico. Torchia è una personalità dai paesaggi sconfinati, un compositore pregevole ampiamente riconosciuto da certa critica autonoma. Non è un cantautore “istituzionalizzato”, perché la musica sperimentale non ha canali ufficiali, ma il suo essere contro corrente come i migliori poeti del nostro tempo, primo fra tutti Fabrizio De Andrè, lo spinge verso lidi innovativi, verso osservazioni contemporanee. Originario di Sersale, paese di montagna in provincia di Catanzaro, oggi Carmine Torchia vive nella capitale, ma qualche anno fa lo potevamo trovare fra gli studenti della facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. E’ un designer, un creativo, un inventore di spazi che “quando spegne la musica accende altro”. C’è infatti, una sintonia fra le diverse genialità che lo contraddistinguono, ma ciò che compiace è soprattutto il suo carattere musicale. Abbiamo avuto l’occasione di poterlo ascoltare in altre interpretazioni, dove Torchia si fa cantastorie e poeta dialettale. Proprio a Reggio Calabria, in questi giorni, ha debuttato con Canta lu gallu al Teatro dell’Arte Experimenta. Un testo originale, tratto dalla letteratura orale popolare, rivisto e riadattato da Simone Martino, altro rumorista cresciuto all’ombra dei Mattanza.

Dopo aver collaborato con Peppe Voltarelli, ex il Parto delle Nuvole Pesanti, Nicolò Fabi, Eugenio Bennato, Moltheni, Tonino Carotone, di cui ha aperto i concerti, a partire dal 2005 Carmine Torchia si fa notare a Musica Controcorrente, aggiudicandosi il premio della personalità artistica. Poi è la volta della XX edizione di Musicultura, il più importante festival di cantautorato italiano tenuto a battesimo da Giorgio Caproni e Fabrizio De Andrè, che lo vede primo classificato col singolo Quest’amore. Il primo lavoro discografico è del 2008, Mi pagano per guardare il cielo, per la Castrorone Edizioni Musicali. Un’esperienza suggestiva, che si trasforma nel tour Piazze d’Italia (sulle tracce di De Chirico) e poi addirittura in un libro. Dalla sua parte ha un premio della critica, un premio Siae per la migliore musica e un premio Afi per il miglior progetto discografico e la migliore interpretazione. Sembra strano a leggere i suoi testi musicali, ma Carmine Torchia, lo confessa lui stesso, proviene dall’area progressive rock, e proprio nel 2010 esce la sintesi di una performance prodotta per EventoArea (Facoltà di Architettura Reggio Calabria): Alterazioni – Processi sintatticamente simili.

L’ambito è sempre quello dell’arte contemporanea, la suite di venti minuti è il cd Io, un lavoro incentrato sull’identità. Attualmente sta girando il suo ultimo singolo, Tende di seta. «E’ un brano che parla della grazia che completa la bellezza – sottolinea – ed è la premessa per il prossimo album». Comincerà a registrare in autunno. Intanto, l’incursione nel dialetto reggino per Canta lu gallu è un altro tassello del suo percorso. Tra i suoi preferiti riconosce Peppe Voltarelli, Adriano Modica e Capossela, espressioni contingenti di un contesto musicale in evoluzione. Torchia però, come abbiamo accennato, non ha strategie; la musica è sicuramente la sua musa prediletta, ma è poi l’idea che gli da l’input per l’espressione giusta, ecco perché all’occorrenza predilige anche la pittura. Resta comunque il fatto, che si tratta di un poeta odierno, con una qualità letteraria e di ricerca spontanea, che ne aumentano la cifra stilistica e il talento innato. La sua scrittura palpita di aforismi, giusto impianto di un’opera, la sua, aperta e a disposizione dell’equilibrio. Un alibi per reinventarsi ogni volta che la noia sembra succhiare via l’originalità. Carmine Torchia, infine, ci permette un’ulteriore riflessione sulla situazione di un paese in cui imperano i reality show. «La gente vuole ascoltare cose che la fanno svagare – spiega – i cantautori evidentemente non si soffermano sulle banalità». E questo è un fatto, ma c’è anche un certo circuito che predilige la voce, l’immagine, l’impatto mediatico e se ne frega altamente della qualità letteraria. E’ ancora un’Italia mediocre, provinciale e nazional popolare, che mette all’angolo i suoi migliori talenti offrendogli solo ritagli di successo.

Su Carmine Torchia altri aggiornamenti in www.carminetorchia.it 

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