Incontri alla Primavera dei Teatri

L’amore per il teatro è quasi una passione a prima vista. Per Francesco Suriano, autore di Perché il cane si mangia le ossa, una valanga di apprezzamenti per la prima nazionale alla Primavera dei Teatri, rassegna diretta da Saverio La Ruina e Dario De Luca, a Castrovillari, ai piedi del Pollino. Una commedia grottesca, questa scritta da Suriano, in fondo tragicomica, che combina l’emarginazione e l’emigrazione. Due aspetti di esistenze contemporanee raminghe, fra precarietà e miseria, indifferenza e solitudine, che sembrano andare a braccetto, ma che in questo spettacolo si scoprono mondi a sé; insomma due miserie distanti.     

In passato Francesco Suriano, regista/autore di sette commedie, tra cui la trilogia di Rocco, aveva scritto come critico per la rivista Filmcritica, ma poi il desiderio di “raccontare” fra quelle pareti invisibili, dove la quarta è il pubblico, si è fatto più impellente. «Riesco di certo ad esprimermi meglio col teatro; ma il mio desiderio – spiega – è stato sempre quello di fare un teatro necessario». Scarno quanto basta, aggiungiamo noi, per fare una sinossi della realtà attuale, specie del Sud, che in Roccu u stortu, A cascianfernali, L’Arrobbafumu, si riappropria della sua storia. In particolare A cascia ‘nfernali racconta dell’emigrazione forzata e l’Arrobbafumu, in cui il protagonista è Peppino Mazzotta, il Fazio del Commissario Montalbano per intenderci, siamo di fronte ad un fascismo dal sapore meridionale, con tutte le sue icone, e che poi diventa “i fatti della Varia”. L’Arrobbafumu, ha avuto un’eco internazionale, un successo strepitoso; l’ultima replica infatti, si è svolta a Londra ai Riverside Studios. La trilogia di Rocco nasce dunque per riesumare quella storia di Calabria che già altri hanno tentato di narrare, con la differenza che Suriano cerca delle risposte concrete. «Sono partito da tre fatti storici per capire perché la Calabria oggi è l’ultima regione d’Europa». Una depressione socio economica, che come nelle migliori ricerche, trova nel passato l’interpretazione dei fenomeni del presente. Suriano in proposito cita Bertold Brecht, «per raccontare devi cambiare il contemporaneo». Per questo motivo lo ispirano i fatti storici. Nel 2003 Francesco Suriano fonda l’associazione Teatri del Sud. Come sceneggiatore, vince il Gabbiano d’oro per Oreste a tor bella Monaca; scrive Sud side stori, con Franco MarescoQuando ha conosciuto il protagonista di Perchè il cane si mangia le ossa, Carlo Marrapodi, è a Reggio Calabria; Suriano ha già un testo in tasca, scritto chissà quando e chissà perché. In maniera inverosimile è la storia di Carlo Marrapodi. Uomo del Sud, fuggito dal niente della provincia per fare teatro, nel 2000 entra alla Thyssenkrupp come operaio. Ma l’acciaieria è solo un ripiego per pagare le bollette, nel suo cuore di giostraio (lui è figlio di giostrai, originari di Pazzano, in provincia di Reggio Calabria) c’è il bisogno di rivelare, di rievocare, di trasmettere, come facevano i vecchi del suo paese. E’ così che nasce Perché il cane si mangia le ossa. Gli chiediamo il senso di questo titolo, e Suriano risponde, «perché i padroni si mangiano la carne». Chiaro! In fondo solo ai metalmeccanici restano le ossa, sono loro, la classe operaria che paga l’illusione del benessere. Non è un trattato carico di accuse per le morti sul lavoro, ma il teatro è sempre un “cantiere sociale”, dove la riflessione è d’obbligo; e quando ricordiamo che la Thyssenkrupp è stata al centro di una tragedia umana tra le più irreparabili degli ultimi anni, bastano gli occhi di Carlo Marrapodi, per capire. Discorso che ha a che fare col destino delle persone; quando succede l’incidente che si porta via sette operai in modo atroce, Carlo Marrapodi ha finito il suo turno da qualche ora. Silenzio. Lo spettacolo finisce con Rocco Fuoco, il personaggio, che diventa Carlo Marrapodi, il protagonista, ma il testo di Suriano parla della nostra storia: meridionali in cerca di identità e dignità. Solo che Rocco, o Carlo, l’ex operaio, che fa un viaggio a ritroso, non riesce a trovare la sua dignità nemmeno fra gli ultimi.  «Ogni volta che tenta di farsi rispettare – ribadisce Suriano – come operario viene rifiutato da tutti, subendo una sorta di rimozione». E’ bene sottolineare che Carlo Marrapodi, non è un metalmeccanico qualunque che si è dato al teatro. Marrapodi è un attore, anche bravo, dalla fibra accesa, e lo ha dimostrato sul palcoscenico della Primavera dei Teatri col suo dialetto rifinito, ma Carlo Marrapodi è anche un uomo convinto che non bisogna deporre le armi. Nel senso che lui, forse come un don Chisciotte contro i mulini a vento, non abbandona la lotta per i diritti dei lavoratori. Si è formato con il regista Richard Gordon, Ivana Ferri e Bruno Ferrario durante i sette anni a Torino per Tangram Teatro, con Grebenkin a Mosca. E’ stato protagonista del lungometraggio Thyssenkrupp blues, regia di Monica Repetto e Pietro Balla. Insieme a lui, in questa esperienza firmata Suriano, Emilia Brandi. Calabrese, attrice e cantante, in Perché il cane si mangia le ossa, improvvisa cinque personaggi femminili utilizzando il corpo e la voce profonda come scenario del passaggio da un soggetto all’altro.

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