I soldatini della camorra

In “Gioventù camorrista”, New Compton Editori, Giuseppe Carrisi, giornalista di lungo corso e oggi a Rai International grazie ai suoi docu – film di denuncia in Sierra Leone, Uganda, Palestina, Sudan e Congo, ci spiega come la realtà dei guaglioni napoletani, non sia poi così diversa dai bambini dei Paesi in via di sviluppo. Piccole esistenze che si immolano per un sacramento, una guerra santa, una faida, per onore o anche solo per difesa. Sorte all’ombra di un codice crudele queste vite raminghe, devono abbandonarsi alla legge del più forte. E a Napoli, lo Stato è la camorra!  «Il cammino verso la legalità e’ fatto prima di tutto di conoscenza: ciò che e’ tenuto nascosto, che non viene detto o che viene accattato passivamente, accresce il potere e la forza brutale delle organizzazioni criminali, che trovano nei giovani un inesauribile bacino di manovalanza, nonché le loro prime vittime». Lo scrive Giuseppe Carrisi, originario di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria, non nuovo dunque ai codici mafiosi, per cultura, per tradizione, per vissuto, anche se indirettamente attraverso le cronache.  

“Gioventù camorrista”, nasce dall’esperienza degli operatori della cooperativa Inlusio che opera con settanta minori dei quartieri ad alto rischio delinquenziale di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, e della cooperativa il Tappeto di Iqbal, per undici anni gestore del comparto educatori del Progetto Chance di Napoli e provincia. Due realtà operative del terzo settore presenti in tutta la città partenopea, che come tante altre, cercano di utilizzare una diversa strategia di lotta alla criminalità: investire nel futuro. «Fino a quando le istituzioni saranno sempre impegnate all’arresto del boss di turno – spiega Giovanni Savino – sarà solo una rincorsa al pareggio, la cui durata è minima, in quanto il sistema camorra ha già predisposto il tutto perché i loro traffici non si fermino mai. Per questo l’intento è di togliere le “perle ai porci”, ovvero investire sulle nuove generazioni convinti del fatto che alla pianta marcia bisogna togliere l’acqua e non le foglie secche».

Dopo essere stato corrispondente nei luoghi di guerra, Carrisi, dunque, fa un’analisi spietata, ma schietta della realtà napoletana. Il volume è diviso in due parti. Nella prima riporta alla luce le vicende di Francuccio, ‘O Barone, Romina, Sasà, e di tutti gli altri invisibili inghiottiti dal sistema camorra, che nella sfera di miseria e degrado, addirittura rappresenta una risorsa. Un dramma che ci appartiene e che Giuseppe Carrisi ha voluto raccontare dopo aver intervistato i ragazzi ospiti dell’Istituto Verolino, uno dei pochi spazi ancora attivi e gestiti dalle cooperative sociali. Purtroppo, a breve, bisognerà arrendersi alla scarsità di risorse. Ed è questo il vero problema: la mancanza delle istituzioni, uno Stato inesistente che permette alla camorra di insinuarsi e sostituirsi alle amministrazioni politiche. Nella seconda parte, infatti, il giornalista calabrese si sofferma sul funzionamento di questo sistema. Da parte di Carrisi, ci tiene a sottolinearlo, «non c’è l’intenzione di puntare il dito sulle scelte dei guaglioni». L’obiettivo è solo la denuncia, e far riflettere su una condizione di “bambini/soldato”, di infanzia negata, che non dipende evidentemente dalla latitudine. Le cooperative inoltre, grazie soprattutto a Giovanni Savino, sono impegnate in un progetto nazionale di avviamento professionale e formazione al lavoro di giovani provenienti da case famiglia o carceri minorili. E’ l’ultima opportunità; ecco perché Giuseppe Carrisi ha deciso di devolvere il ricavato delle vendite di “Gioventù camorrista” a Il Tappeto di Iqbal (www.iltappetodiiqbal.it).

Nel frattempo l’instancabile Carrisi, è attualmente alle prese con la lavorazione di “Zarema e le altre”, storia di un’adolescente cecena destinata a diventare una vedova nera. La ribellione al sistema, le è costata la libertà ed ora sconta una pena a vent’anni in un carcere moscovita. Una docu – fiction, con documenti e riprese ufficiali, che a luglio vedremo in anteprima mondiale al Festival del cinema di Giffoni.

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