Aquino, jazzman d’avanguardia

Espressioni contemporanee del jazz, che corrono verso l’astrattismo dei suoni. Un subbuglio elettronico, che si concilia col lirismo della tromba. Questo è Luca Aquino, nuova guest star del jazz italiano. Originario di Benevento, il trentacinquenne sannita, vincitore del referendum indetto dalla rivista Musica Jazz come miglior talento, ha smesso di fare swing alla maniera tradizionale, tirando fuori moduli concentrati in uno straniante sperimentalismo. Ci vantiamo di averlo al Top Jazz Festival di Reggio Calabria, terza edizione organizzata dal comune calabrese affacciato sullo Stretto, in collaborazione con la rivista Musica Jazz. Con la sua performance fuori dalle righe, Luca Aquino si conquista appieno il titolo di “bravissimo”, grazie ad un jazz di alta qualità, dai grandi slanci e dalla solida tensione.  

Da Meet me in Sardinja, primo album risalente al 2004, e dal sapore vagamente convenzionale, Aquino s’affaccia alle atmosfere del cambiamento. Il risultato è un jazz privo di barriere, ribelle, folle, pronto ad abbracciare molteplici linguaggi. Degli standard tradizionali mantiene solo la riverenza verso i suoi miti, Chet Backer, Miles Davis, Freddie Hubbard, mantiene i moduli classici di fondo, caratterizzati dalla sua tromba artigianale costruita con le mani dell’olandese Hub Van Laar, ma per il resto si appella alle variazioni elettroniche. Un ritmo che sale incoerente, inquieto, raccolto in miriadi di distorsioni psichedeliche, stop, live loop, drum’n’bass, stilemi jungle.  Luca Aquino si presenta al pubblico, tenuto col fiato sospeso, con questo jazz stropicciato, fresco, irriverente, che tira in ballo le icone del rock, da Jim Morrison, anima dei Doors a Jimi Hendrix. Troppo avanti questo avanguardista del jazz, fin troppo originale nei due dischi, Sopra le nuvole del 2008 e Lunaria del 2009. Aquino, dal 20 maggio direttore artistico di “Riverberi”, festival jazz in Benevento, riesce ad incastrare pezzi davvero insoliti per il jazz canonico. Mettendo da parte i pregiudizi verso la contaminazione musicale, si apre a capolavori come No surprise degli Radio Head, sulla voce di Maria Pia De Vito, altra voce jazz già dalla fine degli anni ’70, e altra ospite gradita al Top Jazz di Reggio. Con Aquino condivide gli esperimenti elettronici, invadenti, ma non invasivi, fervidi di colorazioni modulate, che trovano il loro migliore appunto nelle chitarre di Giovanni Francesca, la batteria del giovanissimo Gianluca Bugnano e il basso dell’amico Marco Bardoscia, con cui Aquino si sta cimentando in un altro album, in uscita a settembre.

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