Addio a Sanguineti, il poeta clandestino

Amava definirsi l’ultimo marxista. Edoardo Sanguineti, scrittore, poeta, autore di testi teatrali, saggista, critico, paladino della ribellione, se ne va all’età di settantanove anni. Con lui scompare una parte della nostra storia letteraria, quella letteratura dallo sperimentalismo sfrenato, che lo rese celebre insieme ai suoi compagni d’avventura del Gruppo ’63. Accanto a lui Elio Pagliarani, Antonio Porta, Nanni Balestrino, Alfredo Giuliani. Sovvertitore della tradizione, inventa l’uso ludico della parola, la disgregazione del verso, portando nella letteratura del secondo dopoguerra la Neoavanguardia, nuova linea di tendenza dell’espressione poetica, che sempre meno si identifica con il linguaggio classico. 

L’esperienza culturale nella sua Genova e poi nella Torino dei primi anni ’50, lo convincono che bisogna “reinventare” la realtà attraverso una reinvenzione del linguaggio poetico. Preparato dal lungo grigiore culturale, politico e sociale degli anni ’50, questa sua operazione segna la mimetica registrazione, sulla pagina, del caos della realtà. La Neoavanguardia, dunque, è uno spartiacque fervido e il suo atto di nascita è segnato dalla pubblicazione dell’antologia I Novissimi. Il Gruppo ’63 di cui Sanguineti è l’anima, è la parola d’ordine di uno scontro aperto con le strutture della comunicazione tipiche della società capitalistico – borghese e con lo scadimento dei valori tradizionali, segnati dalla stanchezza e dalla sfiducia. Un impegno teorico e di produzione letteraria sintomo del malessere sociale e dei fermenti culturali che poi, sfoceranno nelle contestazioni del ’68. Solo negli anni ’70, messo da parte «il labirinto del formalismo e dell’irrazionalismo», Sanguineti approda ad una poesia povera, intima, minima, nella consapevolezza del proprio ruolo nella trasformazione della società e del suo tempo, ma anche dall’inadeguatezza verso l’illusione di affrontare il dibattito sulle contraddizioni storiche, con il discorso letterario. E’ la fine della Neoavanguardia. Di Sanguineti ci resta una produzione infinita, capolavori come il celebre “Orlando furioso” e, per ultima, una canzone mai cantata, scartata nella selezione per Sanremo 2007.

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