Adriano Modica e gli altri

Non è per caso il tempo di uscire la testa fuori dalla sabbia e discutere seriamente di musica sperimentale? Anzi diciamo musica indipendente. Una volta per tutte diamo voce a chi l’ascolto e l’attenzione se la deve guadagnare con fatica, a suon di serate live a buon mercato e sudore sparso sui palcoscenici più vari. Night club, pub e poi… forse, teatri, in pieno stile cult, ma solo se riesci ad avere finanziamenti, umani e in denaro, per farti produrre. Vi basta? Per dire quanto è difficile la realtà italiana, specie quando i talenti vengono dal profondo Sud, non basta vedere la proliferazione di proposte, non basta dire che allora va tutto bene.

Quello che va fatto è promuovere i migliori. Insomma inseguire concretamente quell’ideale di meritocrazia tanto sbandierato dai nostri governanti. Ma almeno noi che ci definiamo indipendenti, almeno gli artisti, che la creatività iniziale possono pure svenderla, facciamo qualcosa di indipendente. Ecco perché in questo spazio voglio parlarvi di qualche cantautore irresponsabile, perché ha deciso di spendere la vita nella rincorsa della sperimentazione, ma di gran lunga geniale specie quando ha il coraggio di inventare scritture e formule nuove, espressione di una vita quotidiana spesso in salita, di un contemporaneo ramingo e impressionato da molteplici solitudini.

Il primo della lista è Adriano Modica. Qualcuno dice che assomiglia a Marco Parente, addirittura si sono scomodati gli Radiohead. Io dico semplicemente che bisogna ascoltarlo. Prima nella versione de Il fantasma ha paura uscito nel 2007, poi nella versione di Annanna, del 2008 e poi promosso in giro per tutto il 2009, entrambi prodotti dalla Famosa Etichetta Trovarobato a firma Mariposa. Fatto non di poco conto, che già marchia di talento estremo questo giovane cantautore di cui però si parla davvero poco, rispetto al contemporaneo Dente, solo per citarne qualcuno più conosciuto. Resta il fatto che è un progetto indiscusso il suo, che parte da lontano. A dire la verità la prima volta che l’ho ascoltato in un concerto a Bagnara Calabra, abbarbicati sul mare, non mi era piaciuto granché. L’ho detestato per quegli acuti così penetranti, tanto che non l’ho potuto più dimenticare. Ed eccomi qui per la seconda volta a parlare di lui, perché mi sento in dovere di promuovere i giovani talenti italiani, visto che questo Paese non ha il tempo né la voglia di esporsi. Di solito i geni vengono messi da parte: vedi Luigi Tenco, che per protesta e per mettere l’accento sulla sua encomiabile opera, troppo avanti per i tempi, ha dovuto impegnare il suo sangue. E oggi addirittura ci sono premi in suo nome, e molte star del panorama della musica italiana, si scomodano per riproporlo. In forte ritardo direi! Ma torniamo alla realtà, perché l’obiettivo di questo mio intervento è solo destare curiosità.

Se vi fate un giro sulla rete, nella giusta direzione troverete varie sorprese, che hanno il gusto dello sperimentale colto. Adriano Modica è fra queste sorprese; registra il suo primo disco “domestico” nel 2003. Si chiama Iano, per l’etichetta indipendente Blueaudio. Una parola in codice, come quella dei bambini, e che appunto si porta dietro l’eco dei primi passi mossi sulla terra; ritorna prepotente il ricordo del fratello le cui prime parole furono “Iano”, al posto di Adriano.

Adesso è alla prese con la «trilogia dei materiali», almeno così lui la definisce, perciò con gli album citati sopra, siamo a quota due: rispettivamente l’album di pietra e l’album di stoffa. Manca dunque, l’album di legno, forse avrà per titolo La sedia, ma non siamo sicuri, e che completerà la trilogia di questi materiali che evidentemente hanno accompagnato la sua infanzia. Con quest’ultimo album attualmente in lavorazione, Adriano Modica, tenta di avvicinarsi alle persone, uno sguardo al cielo e uno al cuore delle cose.

Ma chi è questo talento, di cui inverosimilmente si dice poco, dopo aver ricevuto recensioni addirittura dalla mitica rivista musicale Rolling Stone. Come solista nasce nel 2001, collocandosi ben presto nell’ambito del cantautorato italiano, quello affollato dai vari Parente, Benvegnù, Pino Marino e Basile, intellettuali della poesia cantata di cui Modica percepisce lo spirito sentendosi parte di quella generazione adoratrice di Fabrizio De André. Nel suo divenire incontriamo persino l’altra scuola romana alla Max Gazzè. Invece, l’impegno con “La terza mano”, la sua attuale band di accompagnamento, si concretizza solo da qualche anno per un’esigenza di migliore adattamento e per la rappresentazione live del suo lavoro, che richiede una complessità di arrangiamenti. Nelle radici di Modica troviamo Tenco e Pavese; con loro evidentemente condivide quell’inquietudine del vivere che in fondo appartiene a tutti gli incompresi, tipico scenario di maestri geniali e creativi. In tutte le sue fatiche certamente Adriano Modica mette a frutto le esperienze artistiche e cinematografiche degli anni passati, e soprattutto le collaborazioni con Ulan Bator, Addamanera, Il parto delle nuvole pesanti, Jennifer Gentle, John Merrick, e tutti quelli che sono incappati in un percorso che è assolutamente un work in progress come nella migliore tradizione di artisti pronti a scoprire una parte di sé in continuo rapporto con la realtà, e dove trovano posto persino fantasmi come Syd Barrett.

Nel prossimo disco troveremo il superamento di certi modelli, una musica che si avvale di architetture sonore costruite con moduli personalissimi, un richiamo alla sua esperienza esistenziale, un incontro ancora con la poesia dell’anima, sia essa vissuta o solo immaginata. Non c’è dubbio che la penna alata di Adriano Modica trovi un connubio con quel suo modo vintage di suonare gli strumenti, i più strani possibili, sempre alla ricerca di suoni arcani, nascosti in anfratti a cui solo la sperimentazione può accedere.  Sono dell’avviso che la sua, sia una testa assolutamente indipendente, un microcosmo pensante e colto, una fantasia priva di sovrastrutture, in grado di lanciare sfide contaminanti alla lirica e alla nuova letteratura musicale. Avremo ancora tempo per parlare di lui, specie in prossimità dell’ultimo e attesissimo album. Se avete voglia di ascoltarlo cliccate su www.adrianomodica.it. Incredibile, ma vero, si può scaricare gratis la sua straniante musica onirica. Intanto con la nostra ricerca dei talenti ci fermiamo qui, per non farla troppo lunga, ma queste considerazioni aprono la strada ad una riflessione: siamo in un’Italietta che preferisce importare l’ennesima nullità targata UK o USA, mentre il panorama musicale italiano è stracolmo di talenti, di un’altissima qualità espressiva ed interpretativa, come un quadro di Picasso dalle tinte forti, come gli sgocciolamenti maliardi di Jackson Pollock.

Su questo artista leggi anche Aspettando “La sedia”

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3 pensieri su “Adriano Modica e gli altri

  1. “Annanna” è onirico e meraviglioso tutto, ma i pezzi che mi lacerano il cuore sono “Cassetti chiusi a chiave”, “Acne” e il pezzo che dà il titolo all’album. Fantastico. Non si spiega come mai non sia molto più famoso.

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