Gli ultimi della politica

Niente piani regolatori; niente relazioni tecniche da consultare; niente piantine da osservare. Niente di niente. Solo un viaggio dentro le persone, e poi dentro sé stessi a conoscere i misfatti che avalliamo dall’alto della nostra incoscienza e del nostro reciproco silenzio.

E’ un’indagine al vetriolo quella de “Il tacco di Dio” (edito Città del Sole) di Katia Colica, giornalista e architetto/urbanista. Si parla di Arghillà: Reggio Calabria. Anzi no: profondissimo Sud. Diciamo che tira in ballo la politica dei ghetti, e poi si parla anche di Dio, dei suoi figli minori messi al muro dal disordine umano, dal caos di una società in rivolta contro sé stessa.

Il libro è venuto alla luce dopo un’intensa frequentazione del quartiere Arghillà, diviso misticamente fra nord e sud. C’è una bella differenza; ma l’emarginazione in realtà non conosce etichette. Quando una società ti marchia a fuoco, quando il sentore che porti addosso puzza di periferia, la peggiore che ci possa essere sul territorio, non cambia molto che tu viva ad Arghillà nord o sud.

Si tratta di centoventisette pagine intrise di coscienza/incoscienza. La consapevolezza di voler dare risalto ad una grande ingiustizia, l’imprudenza di andare a scavare dentro l’invisibile. Perché la gente che vive ad Arghillà, è un’umanità che non esiste, “il tacco di Dio” appunto; un enorme “discarica umana”, che la politica amministrativa ha voluto mettere qualche metro più in là dal salotto buono del centro storico reggino. Che importa se l’odore di immondizia si sente quando si alza la brezza dello Stretto ? Noi diremo, che l’inceneritore di turno non funziona. Il testo ha una scrittura delicata, specie quando l’autrice si avventura nelle minuzie di particolari che richiamano certe femminilità sfatte o certe fanciullezze rubate. Un primo tempo, un intervallo, un secondo tempo che poi è la conclusione amara e umana, e un’appendice fotografica che potrebbe fungere da manifesto per un’anti – propaganda elettorale. Ma a Katia Colica forse non interessa fare politica, il suo obiettivo è mettere il dito nella piaga. E la piaga c’è. Si chiama Arghillà a Reggio Calabria, Zen a Palermo, Librino a Catania, le Vele a Napoli.

Il compito dell’autrice non è dare risposte, quelle toccano agli amministratori che si riempiono la bocca di tolleranza, progettualità, qualità, costruendo facciate intonse. Come lei stessa fa dire ad un suo immaginario/sconosciuto interlocutore, il compito è «ricordare». Provate a leggerlo: è una bella avventura di cui non vi pentirete!

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